
BARI, OTTOBRE 2026 – Asma e reflusso gastroesofageo possono convivere nella stessa persona, ma il rapporto tra le due condizioni è più complesso di quanto possa sembrare. Chi soffre di asma può infatti riferire più frequentemente bruciore di stomaco, rigurgito, tosse soprattutto notturna o sintomi compatibili con il reflusso gastroesofageo o il reflusso laringofaringeo. Allo stesso tempo, il reflusso può contribuire, in alcuni pazienti, a peggiorare tosse e sintomi respiratori.
Ma attenzione: avere il reflusso non significa necessariamente che l’asma sia causata dal reflusso, così come una cattiva risposta della terapia dell’asma non significa automaticamente che il problema sia gastroesofageo. Esiste infatti una relazione bidirezionale, nella quale entrano in gioco diversi meccanismi: la risalita del contenuto gastrico, i riflessi nervosi tra esofago e vie respiratorie, l’eventuale microaspirazione e alcuni farmaci utilizzati per l’asma che possono favorire il rilassamento dello sfintere esofageo inferiore.
Per questo motivo, soprattutto quando sono presenti tosse cronica, raucedine, necessità di schiarire la voce o sintomi notturni, può essere utile un approccio che coinvolga pneumologo, gastroenterologo e, quando sono presenti manifestazioni delle alte vie respiratorie, anche l’otorinolaringoiatra.
In questo articolo vediamo, attraverso alcune domande e risposte, che cosa sappiamo oggi sul rapporto tra asma e reflusso e quando è realmente necessario intervenire sul reflusso.
1. Chi soffre di asma ha più spesso anche il reflusso gastroesofageo o il reflusso laringofaringeo?
Sì. I sintomi e la diagnosi di reflusso gastroesofageo e di reflusso laringofaringeo sono più frequenti nelle persone con asma rispetto alla popolazione generale. In una recente revisione sistematica citata dalle linee guida dell’American College of Gastroenterology, i sintomi del reflusso gastroesofageo erano presenti in una quota consistente dei pazienti con asma e una parte presentava alterazioni del monitoraggio del pH esofageo. Tuttavia, questa associazione non dimostra automaticamente un rapporto di causa-effetto.
In altre parole: asma e reflusso possono essere associati, ma non significa che uno sia necessariamente la causa dell’altro.
2. Come possono il reflusso gastroesofageo e il reflusso laringofaringeo influenzare l’asma?
Sono stati ipotizzati diversi meccanismi.
- Il primo è il cosiddetto riflesso esofago-bronchiale. La stimolazione dell’esofago da parte del materiale refluito può attivare riflessi nervosi, mediati principalmente dal nervo vago, capaci di influenzare la risposta delle vie respiratorie.
- Un secondo meccanismo è rappresentato dalla possibile microaspirazione di piccole quantità di materiale gastrico verso le vie respiratorie.
- Infine, l’esposizione delle vie respiratorie a contenuto gastrico può contribuire all’irritazione e all’iperreattività bronchiale in soggetti predisposti.
Questi meccanismi sono plausibili, ma non sono presenti necessariamente in ogni persona che soffre contemporaneamente di asma e reflusso.
3. Il reflusso gastroesofageo e il reflusso laringofaringeo possono provocare un attacco d’asma?
Reflusso gastroesofageo e reflusso laringofaringeo possono contribuire a scatenare o peggiorare i sintomi respiratori in alcuni pazienti, soprattutto quando il reflusso è sintomatico e particolarmente durante la notte.
Una situazione tipica può essere quella del paziente che presenta:
- reflusso dopo una cena abbondante;
- tosse durante la notte;
- sensazione di bruciore o rigurgito;
- risvegli notturni;
- peggioramento della sintomatologia respiratoria.
In questi casi è ragionevole chiedersi se reflusso gastroesofageo o reflusso laringofaringeo stiano contribuendo al problema. Ma sarebbe sbagliato concludere automaticamente che ogni riacutizzazione dell’asma sia provocata dal reflusso.
L’asma rimane una malattia infiammatoria delle vie respiratorie che necessita della propria diagnosi e della propria terapia.
4. Perché l’asma può peggiorare soprattutto di notte?
Il rapporto tra reflusso gastroesofageo e reflusso laringofaringeo e sintomi respiratori notturni è particolarmente interessante. Quando ci sdraiamo, infatti, viene meno l’effetto della gravità che durante il giorno aiuta a contrastare la risalita del contenuto gastrico. Inoltre, una cena abbondante consumata poco prima di andare a letto può favorire il reflusso.
Se il paziente presenta contemporaneamente asma e reflusso sintomatico, questa combinazione può contribuire alla comparsa di tosse notturna, disturbi del sonno e peggioramento della percezione dei sintomi respiratori. Per questo, una delle strategie più semplici è evitare pasti abbondanti nelle ore immediatamente precedenti il sonno.
5. Anche l’asma può favorire il reflusso gastroesofageo o il reflusso laringofaringeo?
Sì, ed è questo uno degli aspetti più interessanti della relazione tra le due condizioni. Durante gli episodi di broncospasmo e di difficoltà respiratoria cambiano le pressioni all’interno del torace e dell’addome. Questo può influenzare la barriera antireflusso.
Inoltre, alcuni farmaci utilizzati nel trattamento dell’asma, in particolare alcuni beta-2 agonisti e la teofillina, possono favorire il rilassamento dello sfintere esofageo inferiore e quindi aumentare la probabilità di sintomi da reflusso in alcuni pazienti. Questo contribuisce a spiegare perché il rapporto tra asma e reflusso possa essere bidirezionale.
Non significa, però, che i farmaci per l’asma debbano essere sospesi o modificati autonomamente.
6. La tosse significa che ho asma o reflusso laringofaringeo?
Non necessariamente. La tosse è uno dei sintomi più aspecifici della medicina e può essere provocata da moltissime condizioni.
Può essere associata a:
- asma;
- reflusso gastroesofageo;
- reflusso laringofaringeo;
- rinite;
- rinosinusite;
- allergie;
- infezioni delle vie respiratorie;
- farmaci;
- altre patologie respiratorie.
Per questo motivo, soprattutto quando la tosse diventa cronica, non è corretto attribuirla automaticamente al reflusso. Le linee guida gastroenterologiche raccomandano infatti di ricercare altre possibili cause prima di attribuire sintomi extraesofagei al reflusso gastroesofageo.
Ed è proprio in questo contesto che può essere utile una valutazione otorinolaringoiatrica, soprattutto quando alla tosse si associano raucedine, sensazione di corpo estraneo o frequente necessità di schiarire la voce.
7. Qual è la differenza tra reflusso gastroesofageo e reflusso laringofaringeo?
- Il reflusso gastroesofageo (GERD) riguarda principalmente la risalita del contenuto gastrico nell’esofago e può manifestarsi con pirosi, rigurgito e altri sintomi digestivi.
- Il reflusso laringofaringeo (LPR) indica invece una possibile esposizione delle strutture più alte delle vie aero-digestive al materiale refluito.
Quando il paziente arriva nello studio di un otorinolaringoiatra lamentando raucedine, tosse persistente, sensazione di corpo estraneo in gola o bisogno continuo di schiarire la voce, il reflusso può rappresentare una delle ipotesi diagnostiche. Ma non è l’unica.
È fondamentale infatti evitare una diagnosi di reflusso laringofaringeo basata esclusivamente sui sintomi o sull’aspetto della laringe. Le linee guida sottolineano la necessità di considerare diagnosi alternative, di escludere altre patologie, in particolare patologie maligne e, nei casi appropriati, di ricorrere ad altri test specifici.
8. Se ho l’asma devo prendere un gastroprotettore?
No, non automaticamente. Questo è uno dei principali equivoci nel rapporto tra asma e reflusso. La semplice presenza di asma, anche se non perfettamente controllata, non rappresenta di per sé un’indicazione a iniziare un inibitore di pompa protonica (PPI).
Le evidenze disponibili mostrano che il trattamento con PPI non migliora in modo significativo gli esiti dell’asma in molti pazienti, soprattutto quando non sono presenti sintomi di reflusso. Il beneficio sembra essere più plausibile nei pazienti che presentano reflusso sintomatico associato a manifestazioni respiratorie, in particolare notturne. La terapia deve essere personalizzata e decisa sulla base del quadro clinico.
9. Come capire se il reflusso sta davvero peggiorando la mia asma?
È necessario partire dalla storia clinica. Alcuni elementi possono aumentare il sospetto di un ruolo del reflusso gastroesofageo o di quello laringofaringeo:
- bruciore retrosternale;
- rigurgito acido;
- sintomi dopo pasti abbondanti;
- tosse prevalentemente notturna;
- peggioramento dopo essersi sdraiati;
- raucedine mattutina;
- sensazione di nodo alla gola;
- frequenti eruttazioni;
- contemporanea presenza di sintomi digestivi e respiratori.
Se il sospetto è significativo, il medico può valutare l’opportunità di eseguire specifici accertamenti gastroenterologici, come pH-metria o pH-impedenziometria, e in determinati casi un’endoscopia. L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente “curare il reflusso”, ma capire se il reflusso è realmente responsabile dei sintomi respiratori. E capire quale tipo di reflusso è coinvolto in questo meccanismo: il reflusso gastroesofageo (di competenza del gastroenterologo) o il reflusso laringofaringeo (di competenza dell’otorinolaringoiatra).
10. Cosa posso fare concretamente se soffro sia di asma sia di reflusso?
Alcune semplici modifiche dello stile di vita possono essere utili per ridurre i sintomi del reflusso gastroesofageo e di quello laringofaringeo:
- evitare pasti molto abbondanti;
- non coricarsi subito dopo cena;
- ridurre gli alimenti che il singolo paziente identifica come trigger;
- moderare il consumo di alcol;
- evitare, quando provocano sintomi, bevande gassate;
- mantenere un peso corporeo adeguato;
- seguire correttamente la terapia prescritta per l’asma.
Particolarmente importante è non modificare autonomamente la terapia inalatoria dell’asma pensando che tutti i sintomi dipendano dal reflusso. Quando coesistono asma, reflusso e sintomi delle alte vie respiratorie, può essere invece utile un approccio multidisciplinare che coinvolga pneumologo, gastroenterologo e otorinolaringoiatra. L’American Gastroenterological Association sottolinea proprio l’importanza di una valutazione multidisciplinare nelle manifestazioni extraesofagee del reflusso gastroesofageo
11. Asma, reflusso e gola: quando entra in gioco l’otorinolaringoiatra?
L’otorinolaringoiatra può avere un ruolo importante soprattutto quando il quadro clinico non riguarda soltanto i bronchi. Un paziente può infatti presentarsi con una combinazione di asma, tosse, sensazione di corpo estraneo e necessità di schiarire la voce. In questo scenario bisogna considerare contemporaneamente le vie aeree inferiori e superiori.
L’esame otorinolaringoiatrico può aiutare a identificare condizioni nasali, faringee e laringee che possono contribuire alla sintomatologia, senza però attribuire automaticamente ogni alterazione al reflusso laringofaringeo. Questo approccio è particolarmente importante perché rinite, rinosinusite, allergia, patologie laringee e reflusso possono produrre sintomi sovrapposti.
Ricorda:
- il reflusso laringo-faringeo è una malattia diversa dal reflusso gastro-esofageo: è una malattia di recente definizione scientifica, è più subdola e meno evidente del reflusso gastro-esofageo e non tutti i medici la conoscono o sono esperti nella sua gestione;
- il reflusso peggiora con l’inverno: presta particolare attenzione all’alimentazione e alla sedentarietà;
- il reflusso non colpisce solo adulti e anziani: è una patologia che interessa anche gli sportivi (quelli che fanno corsa, pesistica, nuoto, e quelli che fanno immersioni subacquee), che interessa anche i bambini, gli adolescenti, le donne in gravidanza e anche i neonati e che può mimare condizioni particolarmente serie come la laringomalacia;
- la chirurgia non è sempre la soluzione a tutto: patologie come i polipi delle corde vocali, i tonsilloliti, come il russamento notturno, la sensazione di nodo in gola, la sleep apnea o l’ipertrofia dei turbinati possono avere una correlazione con il reflusso laringo-faringeo e per questo motivo necessitano prima di un corretto inquadramento e di una corretta diagnosi che rappresenta sempre il primo passo per curare molti disturbi di orecchio, naso e gola, sia nei pazienti adulti che nei bambini;
- anche la gastroscopia non è sempre la risposta a tutto: è indicata solo in specifiche condizioni gastroenterologiche e non per la diagnosi del reflusso laringo-faringeo;
- la presenza di patologie gastriche come l’ernia iatale o l’infezione da Helicobacter Pylori può spiegare l’assenza di miglioramento in molti pazienti affetti da reflusso: ecco perché è fondamentale un approccio globale a questa patologia che non si fermi alla sola valutazione delle corde vocali;
- la cura del microbioma intestinale può avere un ruolo importante: la disbiosi infatti può favorire il reflusso per mezzo di diversi meccanismi;
- non assumere terapie antibiotiche con semplicità alla prima febbre o al primo mal di gola: l’abuso degli antibiotici è tipico delle regioni del Sud, ma assumere l’antibiotico senza motivo per un mal di gola può esporre te o il tuo bambino ai rischi dell’assunzione di un farmaco (fotosensibilità, reazioni allergiche, shock anafilattico, etc) senza aiutarti a risolvere una infezione delle alte vie respiratorie che in realtà potrebbe dipendere da altro (reflusso laringo-faringeo, alga tossica, faringite di origine virale, da COVID-19, etc.);
- non somministrare a te stesso o ai tuoi bambini antinfiammatori o antipiretici con semplicità per curare il tuo mal di gola: anche questi farmaci non sono scevri da effetti collaterali indesiderati se assunti senza motivo;
- per prevenire episodi ricorrenti di infezioni a carico delle alte vie respiratorie segui i consigli del tuo otorino di fiducia: lavaggi nasali, haloterapia, ma anche cure termali, immunostimolanti e probiotici possono avere il loro razionale in pazienti pediatrici o adulti più fragili;
- fai attenzione all’abuso di vitamine, amminoacidi e integratori da banco: molti di questi prodotti possono contenere eccipienti e altre sostanze necessarie per la conservazione del prodotto che possono peggiorare il reflusso;
- lavora (e molto) sullo stile di vita, in particolar modo se vivi in aree geografiche con una particolare tradizione enogastronomica (come nel sud Italia, nella Puglia e a Bari): alimentazione (zucchero, pane, cioccolato, caffè, vino, birra e alcolici, tipo di acqua, latte e lattosio, conservanti e acidificanti etc.), farmaci biologici innovativi per la cura dell’obesità, farmaci assunti per patologie croniche, abitudini di vita, fattori emozionali e stress influiscono (tanto) sul rapporto che il cervello ha con gli altri organi (con il sistema immunitario, con il sistema digerente, etc.);
- non tutti i farmaci per il reflusso sono uguali: Riopan, Gaviscon, Maalox, ognuno di essi contiene dei principi attivi differenti utili per raggiungere obiettivi diversi, non assumerli a caso;
- l’effetto degli inibitori di pompa protonica (PPI) non è uguale in tutti i pazienti: fare ricorso a nuove terapie per il reflusso (terapie sperimentali e terapie già in commercio come il Fexuprazan) non è stato ancora sufficientemente studiato per la gestione del reflusso laringo-faringeo;
- chi segue una terapia per il reflusso non deve necessariamente seguirla a vita: se segui un corretto stile di vita potrai pian piano evitare di assumere terapie;
- di fronte ad una malattia di cui non hai mai sentito parlare, non aver timore, sii scettico e fai domande al tuo medico: perché facciamo questo esame? è necessario? da cosa è determinata questa malattia? quali sono gli effetti collaterali di questo medicinale? e per quanto tempo devo prenderlo? ci sono rischi? dovrò fare un intervento?
- dopo essere stato dal tuo medico, chiediti: ha ascoltato pazientemente le mie preoccupazioni? mi ha spiegato adeguatamente le cure necessarie? era un buon comunicatore? mi guardava negli occhi mentre parlavamo? era empatico, paziente, affabile e professionale?
- se il medico non risponde alle tue domande: non aver timore di cambiare medico e chiedere un secondo o un terzo parere;
- non cercare le tue risposte sul Dr. Google: i meccanismi di indicizzazione di un argomento sui motori di ricerca presenti nel web seguono algoritmi che non corrispondono alla logica prevista dalla scienza medica e potrebbero darti false speranze o facili illusioni su un problema che magari non è associato al tuo quadro clinico, facendoti spaventare senza motivo o facendoti sottovalutare un problema che magari può essere molto serio.
Asma e reflusso sono due condizioni frequentemente associate, ma la loro relazione è complessa e non sempre riconducibile a un semplice rapporto di causa-effetto. Il reflusso può contribuire alla tosse e, in alcuni pazienti, al peggioramento dei sintomi respiratori, soprattutto quando è sintomatico e associato a manifestazioni notturne. D’altra parte, l’asma stessa e alcuni farmaci possono favorire condizioni che aumentano la probabilità di reflusso. Per questo motivo, un paziente con asma non dovrebbe assumere automaticamente un gastroprotettore e, allo stesso tempo, un paziente con reflusso non dovrebbe attribuire al reflusso ogni episodio di tosse o difficoltà respiratoria. Quando compaiono tosse persistente, raucedine, sensazione di corpo estraneo, alterazioni della voce o sintomi respiratori notturni, può essere utile una valutazione integrata. Nel percorso diagnostico di un paziente con disturbi respiratori e sintomi delle alte vie aero-digestive, l’otorinolaringoiatra può contribuire a distinguere ciò che riguarda naso, faringe e laringe da ciò che è invece di pertinenza prevalentemente gastroenterologica o pneumologica.
Ascolta il tuo medico. La miglior difesa per te e per la tua salute è lui: un medico di cui ti fidi.
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L'autore
Il Dott. Paolo Petrone è un medico, specialista in otorinolaringoiatria e chirurgia di testa e collo. Docente universitario abilitato a Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Audiologia e membro di diverse società medico-scientifiche di calibro nazionale e internazionale. È appassionato di tecnologia e utilizza con spirito critico le tecnologie dell’informazione per fare divulgazione scientifica e diffondere innovazione digitale.
Ha realizzato numerosi progetti tra cui, tra il 2017 e il 2019, una raccolta di quasi 20.000 firme che hanno contribuito alla stesura di un progetto di legge con successiva promulgazione in legge dello Stato (L. n.10 del 10/02/2020: “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica”).
Ha collaborato e collabora ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani e stranieri ed è autore e co-autore di articoli scientifici di ricerca nel campo delle patologie otorinolaringoiatriche, di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri e di testi divulgativi a contenuto scientifico.
Nel 2022 è stato autore della Relazione Ufficiale del 108° Congresso Nazionale della SIOeChCF – Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale: “Otorhinolaryngologists’ role in the management of epidemic respiratory human infectious disease COVID-19″. La Relazione è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Acta Otorhinolaryngologica Italica” (Journal Impact Factor: 2.618).
Riceve per appuntamento a Bari e Bitonto (Bari), ed esegue teleconsulti medici specialistici online.
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