News | 16 Giugno 2026

Reflusso laringo-faringeo e utilizzo dei PPI in otorino: perché non funzionano sempre? Il ruolo della farmacogenetica e del polimorfismo CYP2C19

Reflusso laringo-faringeo e utilizzo dei PPI in otorino: perché non funzionano sempre? Il ruolo della farmacogenetica e del polimorfismo CYP2C19

BARI, GIUGNO 2026 – Il reflusso laringo-faringeo (LPR, Laryngopharyngeal Reflux) rappresenta una delle condizioni più frequentemente riscontrate nella pratica otorinolaringoiatrica. A differenza della malattia da reflusso gastroesofageo classica (GERD), il reflusso laringo-faringeo può manifestarsi anche in assenza di pirosi o rigurgito e presentarsi con sintomi quali raucedine, tosse cronica, sensazione di corpo estraneo in gola, necessità di schiarirsi frequentemente la voce, disfagia lieve e ipersecrezione mucosa.

Per molti anni gli inibitori di pompa protonica (PPI) sono stati considerati il trattamento di prima linea per il reflusso laringo-faringeo. Tuttavia, numerosi studi hanno dimostrato che una quota significativa di pazienti non ottiene benefici clinicamente rilevanti dalla terapia. Questa osservazione ha portato a una maggiore attenzione verso i meccanismi fisiopatologici dell’LPR e verso i fattori genetici che influenzano la risposta farmacologica.

Tra questi fattori assume particolare importanza il polimorfismo del gene CYP2C19, responsabile della metabolizzazione epatica della maggior parte dei PPI. La variabilità genetica può determinare una risposta terapeutica molto diversa da paziente a paziente, contribuendo al fallimento della terapia in alcuni soggetti. Inoltre, oggi sappiamo che non tutte le forme di reflusso laringo-faringeo sono sostenute esclusivamente dall’acidità gastrica, rendendo spesso insufficiente o addirittura inappropriato il ricorso sistematico ai PPI.

 

Che cos’è il reflusso laringo-faringeo?

Il reflusso laringo-faringeo è una condizione caratterizzata dalla risalita del contenuto gastrico oltre l’esofago fino alla laringe e alla faringe. Le mucose delle vie aeree superiori sono particolarmente sensibili e possono essere danneggiate anche da esposizioni brevi e intermittenti.

I sintomi più comuni includono:

  • raucedine;
  • tosse cronica;
  • sensazione di nodo alla gola (globus);
  • frequente necessità di schiarire la voce;
  • eccesso di muco;
  • disfagia lieve;
  • irritazione faringea persistente.

In cosa differisce il reflusso laringo-faringeo dal più famoso reflusso gastroesofageo?

Nel reflusso gastroesofageo il sintomo predominante è il bruciore retrosternale. Nel reflusso laringo-faringeo, invece, i sintomi sono prevalentemente otorinolaringoiatrici e molti pazienti non riferiscono alcun bruciore di stomaco.

Per questo motivo la diagnosi può risultare più complessa e richiedere una valutazione specialistica ORL che darà risposte solo dopo l’esecuzione di una fibrolaringoscopia e l’identificazione di segni di infiammazione in alcune aree specifiche che entrano più precocemente a contatto con la risalita del gas di origine gastrica.

Perché i PPI sono stati utilizzati così diffusamente per il trattamento del reflusso?

I PPI riducono la produzione di acido gastrico e sono molto efficaci nella cura dell’esofagite da reflusso. Poiché si riteneva che anche il danno laringeo fosse principalmente provocato dall’acidità gastrica, inizialmente questi farmaci sono stati ampiamente prescritti anche nei pazienti con sintomi laringo-faringei. Purtroppo però non sempre con risultati efficaci. Al punto che, oggi, le linee guida europee non ne esaltano il ruolo terapeutico, a meno di situazioni specifiche.

Perché molti pazienti che soffrono di reflusso laringo-faringeo non migliorano con l’utilizzo dei PPI?

Le ragioni possono essere diverse:

  • diagnosi non corretta;
  • reflusso non acido o debolmente acido;
  • ipersensibilità laringea;
  • disturbi funzionali della deglutizione;
  • disfonia da abuso vocale;
  • allergie respiratorie;
  • risposta farmacologica individuale differente.

In numerosi studi clinici i benefici dei PPI nel reflusso laringo-faringeo sono risultati inferiori rispetto a quanto osservato nel reflusso gastro-esofageo.

Che cos’è il gene CYP2C19 e perché può avere un ruolo determinante nella cura del reflusso laringo-faringeo?

Il CYP2C19 è un enzima epatico appartenente alla famiglia del citocromo P450. Ha il compito di metabolizzare numerosi farmaci, inclusi omeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo ed esomeprazolo.

Piccole variazioni genetiche (polimorfismi) possono modificare significativamente la velocità con cui questi farmaci vengono eliminati dall’organismo con conseguenze significative sulla disponibilità del farmaco in circolo e sulla sua effettiva capacità di determinare i suoi effetti terapeutici a livello dello stomaco.

Quali sono i principali fenotipi metabolici del CYP2C19?

In base al patrimonio genetico i pazienti possono essere classificati come:

  • metabolizzatori ultrarapidi;
  • metabolizzatori rapidi;
  • metabolizzatori normali;
  • metabolizzatori intermedi;
  • metabolizzatori lenti.

Questa classificazione influenza direttamente la concentrazione del farmaco nel sangue e quindi la sua efficacia clinica.

Come fa il polimorfismo CYP2C19 ad influenzare la risposta ai PPI?

Nei metabolizzatori ultrarapidi il farmaco viene eliminato più velocemente. Di conseguenza:

  • la concentrazione ematica risulta inferiore;
  • la soppressione della secrezione acida è meno efficace;
  • il beneficio clinico può essere ridotto.

Al contrario, i metabolizzatori lenti mantengono livelli più elevati del farmaco e possono ottenere una maggiore soppressione dell’acidità gastrica.

Come si fa a scoprire se c’è una alterazione nel gene CYP2C19?

Per poter scoprire se si è portatori di una alterazione di questo gene è necessario eseguire un test genetico specifico. In alcuni casi selezionati può essere utile, soprattutto nei pazienti che:

  • non rispondono a cicli terapeutici adeguati;
  • richiedono trattamenti prolungati;
  • presentano sintomi persistenti nonostante una corretta assunzione dei farmaci.

La farmacogenetica sta diventando uno strumento sempre più importante nell’ambito della medicina personalizzata.

Esistono forme di reflusso che non dipendono dall’acidità?

Sì. Oggi sappiamo che il danno laringeo può essere causato anche da:

  • pepsina;
  • sali biliari;
  • reflusso debolmente acido;
  • reflusso alcalino;
  • fenomeni infiammatori neurogeni.

In queste situazioni la semplice riduzione dell’acidità gastrica può non essere sufficiente a controllare i sintomi.

Quali alternative ai PPI possono essere considerate?

Il trattamento deve essere personalizzato e può includere:

  • modifiche dietetiche;
  • perdita di peso nei soggetti sovrappeso;
  • riduzione del consumo di alcol e fumo;
  • terapia con alginati;
  • trattamento dei disturbi funzionali associati;
  • logopedia nelle disfonie correlate;
  • gestione dell’ipersensibilità laringea.

L’obiettivo è identificare la reale causa dei sintomi anziché prescrivere automaticamente un PPI.


Ricorda:

L’idea che tutti i pazienti con reflusso laringo-faringeo debbano essere trattati con inibitori di pompa protonica è oggi superata. Le evidenze scientifiche mostrano che il reflusso laringo-faringeo è una condizione complessa e multifattoriale nella quale il ruolo dell’acidità gastrica non è sempre predominante.

Il polimorfismo genetico del CYP2C19 rappresenta uno dei principali fattori che spiegano la diversa risposta individuale ai PPI, contribuendo al fallimento terapeutico in una parte dei pazienti. Tuttavia, anche una corretta metabolizzazione del farmaco non garantisce necessariamente il successo del trattamento, soprattutto nelle forme di reflusso non acido o in presenza di altre condizioni otorinolaringoiatriche.

Per questo motivo l’approccio moderno al reflusso laringo-faringeo deve essere personalizzato, basato su una diagnosi accurata e orientato a identificare il meccanismo responsabile dei sintomi. Solo così è possibile evitare trattamenti inutili, ridurre l’esposizione prolungata ai farmaci e migliorare realmente la qualità di vita del paziente.

Ascolta il tuo medico. La miglior difesa per te e per la tua salute è lui: un medico di cui ti fidi.


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paolo petrone
L'autore

Il Dott. Paolo Petrone è un medico, specialista in otorinolaringoiatria e chirurgia di testa e collo. Docente universitario abilitato a Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Audiologia e membro di diverse società medico-scientifiche di calibro nazionale e internazionale. È appassionato di tecnologia e utilizza con spirito critico le tecnologie dell’informazione per fare divulgazione scientifica e diffondere innovazione digitale.

Ha realizzato numerosi progetti tra cui, tra il 2017 e il 2019, una raccolta di quasi 20.000 firme che hanno contribuito alla stesura di un progetto di legge con successiva promulgazione in legge dello Stato (L. n.10 del 10/02/2020: “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica”).

Ha collaborato e collabora ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani e stranieri ed è autore e co-autore di articoli scientifici di ricerca nel campo delle patologie otorinolaringoiatriche, di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri e di testi divulgativi a contenuto scientifico.

Nel 2022 è stato autore della Relazione Ufficiale del 108° Congresso Nazionale della SIOeChCF – Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale: “Otorhinolaryngologists’ role in the management of epidemic respiratory human infectious disease COVID-19″. La Relazione è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Acta Otorhinolaryngologica Italica” (Journal Impact Factor: 2.618).

Riceve per appuntamento a Bari e Bitonto (Bari), ed esegue teleconsulti medici specialistici online.

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