News | 18 Marzo 2025

Reflusso laringofaringeo: pubblicate le prime linee guida europee per l’otorino

Reflusso laringofaringeo: pubblicate le prime linee guida europee per l’otorino

BARI, MARZO 2025 – Il reflusso laringofaringeo è una patologia di recente definizione scientifica. I primi studi più approfonditi eseguiti su questa patologia del distretto otorinolaringoiatrico risalgono agli anni ’90 ma, ad oggi, non esiste un consenso unanime tra gli esperti al punto che questa patologia è poco (o per nulla) studiata durante gli anni del corso di laurea in medicina e non è nota ai medici di medicina generale e ai gastroenterologi.

Pochi mesi fa, tuttavia, diversi esperti europei che si occupano di reflusso laringo-faringeo hanno cercato di fare il punto della situazione e di stabilire delle linee guida pratiche che possano essere di aiuto per il medico otorino e per il paziente.

Per cominciare, esiste un esame diagnostico che indichi con certezza che si è affetti dal reflusso laringofaringeo? E la pH-impedenzometria è efficace?

No. Non esiste un esame diagnostico che dica con certezza all’otorino che si è affetti dal reflusso laringofaringeo. L’esame diagnostico più utile secondo la letteratura è la pH-impedenzometria, perché studia specificatamente la riduzione del pH data dalla risalita del reflusso gastrico. Tuttavia, per poter essere attendibile e fare diagnosi di reflusso laringofaringeo (e non di reflusso gastroesofageo), questo esame deve essere eseguito con delle sonde che rilevino la variazione di pH a livello faringeo ed esofageo (e non a livello esofageo e gastrico, come invece avviene nel caso del reflusso gastroesofageo). Questo significa che molte pH-impedenzometrie disponibili nei vari centri medici non sono attendibili per lo studio del reflusso laringofaringeo.

Per questi motivi, gli esperti sono concordi nel ritenere che, in assenza di altre indagini diagnostiche future più affidabili, lo studio di un paziente affetto da reflusso laringofaringeo debba essere fatto analizzando la sua storia clinica, il suo quadro fibrolaringoscopico, la sua risposta ad un trial farmacologico empirico.

Su cosa si deve basare la terapia per la cura del reflusso laringofaringeo?

Ad oggi non esiste una opinione unanime degli studiosi che si occupano di questa patologia. Prevalentemente i consigli riguardano la gestione dei fattori eziologici (dieta, stress, ansia e depressione), la definizione di un trattamento medico farmacologico, riservando pochi casi isolati ad una eventuale indicazione chirurgica, e studiando nel tempo i pazienti recalcitranti.

Quanto è importante la cura dell’alimentazione per la gestione del reflusso laringofaringeo?

Il numero di studi che vengono dedicati alla relazione tra reflusso laringofaringeo, cibi e bevande continua ad aumentare con il passare degli anni. Gli studiosi più autorevoli in questo settore sono concordi nel ritenere che una dieta povera di acidità, povera di grassi, con acqua alcalina, ricca di proteine e povera di zuccheri ​​sia la base di partenza per trattare i pazienti otorino affetti da reflusso laringofaringeo, con il fine di neutralizzare l’attività della pepsina nella mucosa del tratto aerodigestivo superiore. D’altro canto, invece, studi che hanno esaminato pazienti che facevano diete acide, ricche di grassi e povere di proteine hanno mostrato un numero maggiore di eventi di reflusso.

A questo si aggiunge che non è solo il tipo di cibo ad essere interessato, ma anche la sua composizione ad avere un’influenza fondamentale sulla fisiologia gastroesofagea. Non conta solo l’azione non acida del cibo. Ma anche l’azione sui tempi di svuotamento gastrico, ad esempio, o gli effetti sulla mucosa gastrica o sullo sfintere esofageo inferiore. Tutti questi elementi sono fondamentali perché possono aumentare il numero di rilassamenti transitori dello sfintere esofageo inferiore, facilitando così la risalita di liquidi e gas acidi verso l’alto.

L’aderenza ad una dieta antireflusso è pertanto fondamentale per poter evitare una terapia farmacologica a lungo termine.

Anche lo stile di vita è importante?

Assolutamente sì. Il reflusso laringofaringeo ha uno stretto rapporto con i cambiamenti dello stile di vita e con il disagio psicologico, con la gestione dello stress, l’ansia, la depressione e i disturbi del sonno. Per questo motivo agire su questi fattori può migliorare la risposta nei confronti di questa patologia e migliorare l’assistenza ai pazienti, soprattutto quando i sintomi sono ricorrenti o cronici.

Su cosa si basa la terapia farmacologica?

Dal momento che questa patologia può essere fortemente condizionata da condizioni di sovrappeso o obesità, dalla presenza di un reflusso gastroesofageo concomitante, da abitudini alimentari non corrette, secondo gli esperti la terapia farmacologica non può essere definita in maniera standardizzata ma deve essere “cucita” sulla base del paziente.

In particolar modo, ad oggi non esistono delle evidenze scientifiche che dimostrino che gli inibitori di pompa protonica (PPI) siano la soluzione per il reflusso laringofaringeo. In molti casi, piuttosto, l’abuso di questi farmaci può rivelarsi non efficace o può determinare effetti rebound.

Piuttosto, gli studiosi consigliano l’utilizzo di alginati o antiacidi che vanno accuratamente selezionati sulla base delle caratteristiche cliniche del paziente e dei sintomi lamentati. Questi composti da un lato aiutano a formare una barriera sopra il contenuto gastrico che riduce significativamente gli eventi di risalita del contenuto gastrico, dall’altro possono aiutare a facilitare lo svuotamento gastrico, a neutralizzare la iperacidità, a riepitelizzare la regione laringea e faringea.

Per quanto tempo deve durare la terapia farmacologica?

Secondo gli esperti la terapia deve durare non meno di 2 mesi perché si è visto dalla maggior parte degli studi in letteratura che la migliore risposta clinica dei pazienti affetti da questa patologia si ha dopo almeno due mesi di terapia.

Cosa fare in quei pazienti che non guariscono?

Il sollievo dai sintomi del reflusso laringofaringeo può essere osservato dopo non meno di uno-due mesi di trattamento, portando gli esperti a considerare un periodo terapeutico di 2 mesi come standard di cura. I medici possono cambiare classi di farmaci piuttosto che aumentare le dosi in caso di assenza di cambiamenti dei sintomi dopo 2 mesi.

Chi soffre di reflusso laringofaringeo deve fare la terapia a vita?

Non necessariamente. Gli esperti hanno raccomandato di ridurre le dosi di farmaci nei pazienti che hanno sollievo parziale o totale dai sintomi del reflusso laringofaringeo. Questa raccomandazione può ridurre i potenziali eventi avversi dei farmaci a lungo termine. Lo svezzamento dai farmaci può anche essere preso in considerazione, compatibilmente con la situazione clinica del paziente.

Ci sono soluzioni chirurgiche per chi soffre di reflusso laringofaringeo?

No. Secondo gli esperti l’unico intervento possibile sullo stomaco (la fundoplicatio) ha un razionale solo per i pazienti che soffrono di reflusso gastroesofageo. Non ci sono dati in letteratura relativi ai risultati a lungo termine di questo tipo di intervento chirurgico sui pazienti che soffrono di reflusso laringofaringeo.


Ricorda:

  • riduci lentamente e gradualmente i cibi ricchi di zucchero: può aiutarti efficacemente con la dipendenza da zucchero;
  • ripulisci la casa dai cibi ricchi di zucchero (biscotti, snack, gelati e tutti gli altri cibi e bevande zuccherati): sostituiscili inizialmente con frutta ricca di zucchero, e poi pian piano riduci anche questa frutta così ricca di zucchero;
  • riduci pane, pasta, biscotti, torte, barrette energetiche, ciambelle e tutto ciò che conosci che contiene grano e zucchero;
  • leggi le etichette dei pacchi soprattutto per i tuoi articoli di prima necessità: potresti sorprenderti nello scoprire quanti di essi contengono zucchero;
  • non bere bevande analcoliche: contengono tutte zucchero, passa all’acqua e al té e al caffé e allenati a berli non zuccherati;
  • il reflusso laringo-faringeo è una malattia diversa dal reflusso gastro-esofageo: è una malattia di recente definizione scientifica, è più subdola e meno evidente del reflusso gastro-esofageo e non tutti i medici la conoscono;
  • il reflusso peggiora con l’inverno: presta particolare attenzione all’alimentazione e alla sedentarietà;
  • non assumere terapie antibiotiche con semplicità alla prima febbre o al primo mal di gola: assumere l’antibiotico senza motivo per un mal di gola può esporre te o il tuo bambino ai rischi dell’assunzione di un farmaco (fotosensibilità, reazioni allergiche, shock anafilattico, etc) senza aiutarti a risolvere una infezione delle alte vie respiratorie che in realtà potrebbe dipendere da altro (reflusso laringo-faringeo, alga tossica, faringite di origine virale, da COVID-19, etc.); 
  • non somministrare a te stesso o ai tuoi bambini antinfiammatori o antipiretici con semplicità per curare il tuo mal di gola: anche questi farmaci non sono scevri da effetti collaterali indesiderati se assunti senza motivo; 
  • per prevenire episodi ricorrenti di infezioni a carico delle alte vie respiratorie segui i consigli del tuo otorino di fiducia: lavaggi nasali, haloterapia, ma anche cure termali, immunostimolanti e probiotici possono avere il loro razionale in pazienti pediatrici o adulti più fragili;
  • lavora (e molto) sullo stile di vita: alimentazione, farmaci assunti per patologie croniche, abitudini di vita, stress influiscono (tanto) sul rapporto che il cervello ha con gli altri organi (con il sistema immunitario, con il sistema digerente, etc.);
  • non tutti i farmaci per il reflusso sono uguali: Riopan, Gaviscon, Maalox, ognuno di essi contiene dei principi attivi differenti utili per raggiungere obiettivi diversi, non assumerli a caso;
  • di fronte ad una malattia di cui non hai mai sentito parlare, non aver timore, sii scettico e fai domande al tuo medico: perché facciamo questo esame? è necessario? da cosa è determinata questa malattia? quali sono gli effetti collaterali di questo medicinale? e per quanto tempo devo prenderlo? ci sono rischi? dovrò fare un intervento? 
  • dopo essere stato dal tuo medico, chiediti: ha ascoltato pazientemente le mie preoccupazioni? mi ha spiegato adeguatamente le cure necessarie? era un buon comunicatore? mi guardava negli occhi mentre parlavamo? era empatico, paziente, affabile e professionale?
  • se il medico non risponde alle tue domande: non aver timore di cambiare medico e chiedere un secondo o un terzo parere;
  • non cercare le tue risposte sul Dr. Google: i meccanismi di indicizzazione di un argomento sui motori di ricerca presenti nel web seguono algoritmi che non corrispondono alla logica prevista dalla scienza medica e potrebbero darti false speranze o facili illusioni su un problema che magari non è associato al tuo quadro clinico, facendoti spaventare senza motivo o facendoti sottovalutare un problema che magari può essere molto serio.

Ascolta il tuo medico. La miglior difesa per te e per la tua salute è lui: un medico di cui ti fidi.


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paolo petrone
L'autore

Il Dott. Paolo Petrone è un medico, specialista in otorinolaringoiatria e chirurgia di testa e collo. Docente universitario abilitato a Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Audiologia e membro di diverse società medico-scientifiche di calibro nazionale e internazionale. È appassionato di tecnologia e utilizza con spirito critico le tecnologie dell’informazione per fare divulgazione scientifica e diffondere innovazione digitale.

Ha realizzato numerosi progetti tra cui, tra il 2017 e il 2019, una raccolta di quasi 20.000 firme che hanno contribuito alla stesura di un progetto di legge con successiva promulgazione in legge dello Stato (L. n.10 del 10/02/2020: “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica”).

Ha collaborato e collabora ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani e stranieri ed è autore e co-autore di articoli scientifici di ricerca nel campo delle patologie otorinolaringoiatriche, di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri e di testi divulgativi a contenuto scientifico.

Nel 2022 è stato autore della Relazione Ufficiale del 108° Congresso Nazionale della SIOeChCF – Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale: “Otorhinolaryngologists’ role in the management of epidemic respiratory human infectious disease COVID-19″. La Relazione è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Acta Otorhinolaryngologica Italica” (Journal Impact Factor: 2.618).

Riceve per appuntamento a Bari e Bitonto (Bari), ed esegue teleconsulti medici specialistici online.

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