BARI, MAGGIO 2026 – Il reflusso laringo-faringeo è una condizione sempre più riconosciuta nella pratica otorinolaringoiatrica, caratterizzata dalla risalita di contenuto gastrico fino alla laringe e alla faringe, con conseguenti sintomi spesso atipici rispetto al classico reflusso gastroesofageo. Raucedine, bisogno di schiarirsi la voce, tosse cronica, globus faringeo e irritazione laringea sono tra le manifestazioni più frequenti.
Negli ultimi anni, l’attenzione della comunità scientifica si è progressivamente spostata anche sui fattori emozionali e psicologici come elementi modulanti la percezione dei sintomi e, in alcuni casi, la loro stessa intensità. Stress cronico, ansia e disregolazione del sistema neurovegetativo possono influenzare la secrezione acida gastrica, la sensibilità viscerale e la soglia percettiva dei sintomi laringei.
In questo contesto, l’otorinolaringoiatra assume un ruolo centrale non solo nella diagnosi e nel trattamento, ma anche nella lettura “integrata” del paziente, in cui corpo ed emozioni si intrecciano.
Che rapporto esiste tra cervello, nervo vago e stomaco?
Il nervo vago rappresenta una delle principali connessioni tra cervello e apparato digerente. Regola motilità gastrica, secrezione acida, sensibilità viscerale e coordinazione della deglutizione. Situazioni di stress cronico o ansia possono alterarne il funzionamento, favorendo sintomi digestivi e laringo-faringei.
Lo stress può realmente aumentare il reflusso laringo-faringeo?
Sì. Numerosi studi americani hanno evidenziato che lo stress cronico può modificare il tono vagale e aumentare l’attivazione del sistema nervoso simpatico. Questo può rallentare lo svuotamento gastrico, aumentare episodi di reflusso e amplificare la percezione dei sintomi.
Perché alcuni pazienti hanno sintomi molto intensi con esami quasi normali?
In alcuni soggetti esiste una forma di “ipersensibilità laringo-esofagea”. Il sistema nervoso diventa più reattivo agli stimoli provenienti da esofago e laringe. In questo contesto il nervo vago gioca un ruolo importante nella trasmissione e amplificazione del sintomo.
Ansia e reflusso possono alimentarsi reciprocamente?
Sì. Il reflusso può generare preoccupazione continua per sintomi come tosse, nodo in gola o difficoltà respiratoria percepita. Parallelamente, l’ansia può aumentare tensione muscolare, ipervigilanza corporea e attivazione neurovegetativa, creando un vero circolo vizioso.
Il nervo vago può influenzare anche la voce e la laringe?
Certamente. Il nervo vago controlla gran parte della funzione laringea, inclusa la motilità delle corde vocali e alcuni riflessi protettivi della gola. Alterazioni del suo equilibrio funzionale possono contribuire a disfonia, throat clearing e sensazione di irritazione persistente.
La mindfulness può aiutare i pazienti con reflusso laringo-faringeo?
Secondo diversi studi statunitensi, pratiche di mindfulness e meditazione possono ridurre lo stress percepito, migliorare la regolazione del sistema nervoso autonomo e diminuire l’intensità dei sintomi funzionali gastro-laringei. Non sostituiscono la terapia medica, ma possono rappresentare un supporto complementare estremamente utile e lo specialista otorino ha il compito di informare il paziente dei benefici che questi può trarre da questa pratica.
La psicoterapia ha un ruolo nella gestione del reflusso?
In alcuni pazienti sì. Approcci come la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) sono stati studiati soprattutto nei disturbi gastrointestinali funzionali e nell’ipersensibilità esofagea. Ridurre ansia, somatizzazione e iperattenzione ai sintomi può migliorare significativamente la qualità di vita.
Perché lo stress peggiora spesso i sintomi serali e notturni?
Durante le ore notturne diminuiscono deglutizione e clearance esofagea. Nei soggetti stressati può inoltre aumentare la tensione neurovegetativa, con maggiore percezione dei sintomi durante il silenzio e il riposo. Anche la qualità del sonno può influenzare il tono vagale.
Esiste un “reflusso da stress”?
Il termine di “reflusso da stress” non è formalmente diagnostico, ma molti specialisti riconoscono che stress emotivo e disregolazione neurovegetativa possano contribuire all’insorgenza o alla riacutizzazione del reflusso, soprattutto nelle forme funzionali o intermittenti.
Qual è oggi l’approccio più moderno al reflusso laringo-faringeo?
L’approccio contemporaneo è multidisciplinare e integrato. Oltre alla valutazione otorinolaringoiatrica e gastroenterologica, si considerano alimentazione, qualità del sonno, stress cronico, regolazione emotiva e tecniche di rilassamento. Nei pazienti selezionati, mindfulness e supporto psicoterapeutico possono affiancare la terapia tradizionale.
Ricorda:
- il reflusso laringo-faringeo è una malattia diversa dal reflusso gastro-esofageo: è una malattia di recente definizione scientifica, è più subdola e meno evidente del reflusso gastro-esofageo e non tutti i medici la conoscono o sono esperti nella sua gestione;
- il reflusso peggiora con l’inverno: presta particolare attenzione all’alimentazione e alla sedentarietà;
- il reflusso non colpisce solo adulti e anziani: è una patologia che interessa anche i bambini, le donne in gravidanza e anche i neonati e che può mimare condizioni particolarmente serie come la laringomalacia;
- la chirurgia non è sempre la soluzione a tutto: patologie come i tonsilloliti, come il russamento notturno o l’ipertrofia dei turbinati possono avere una correlazione con il reflusso laringo-faringeo e per questo motivo necessitano prima di un corretto inquadramento e di una corretta diagnosi che rappresenta sempre il primo passo per curare molti disturbi di orecchio, naso e gola, sia nei pazienti adulti che nei bambini;
- anche la gastroscopia non è sempre la risposta a tutto: è indicata solo in specifiche condizioni gastroenterologiche e non per la diagnosi del reflusso laringo-faringeo;
- la presenza di patologie gastriche come l’infezione da Helicobacter Pylori può spiegare l’assenza di miglioramento in molti pazienti affetti da reflusso: ecco perché è fondamentale un approccio globale a questa patologia che non si fermi alla sola valutazione delle corde vocali;
- la cura del microbioma intestinale può avere un ruolo importante: la disbiosi infatti può favorire il reflusso per mezzo di diversi meccanismi;
- non assumere terapie antibiotiche con semplicità alla prima febbre o al primo mal di gola: l’abuso degli antibiotici è tipico delle regioni del Sud, ma assumere l’antibiotico senza motivo per un mal di gola può esporre te o il tuo bambino ai rischi dell’assunzione di un farmaco (fotosensibilità, reazioni allergiche, shock anafilattico, etc) senza aiutarti a risolvere una infezione delle alte vie respiratorie che in realtà potrebbe dipendere da altro (reflusso laringo-faringeo, alga tossica, faringite di origine virale, da COVID-19, etc.);
- non somministrare a te stesso o ai tuoi bambini antinfiammatori o antipiretici con semplicità per curare il tuo mal di gola: anche questi farmaci non sono scevri da effetti collaterali indesiderati se assunti senza motivo;
- per prevenire episodi ricorrenti di infezioni a carico delle alte vie respiratorie segui i consigli del tuo otorino di fiducia: lavaggi nasali, haloterapia, ma anche cure termali, immunostimolanti e probiotici possono avere il loro razionale in pazienti pediatrici o adulti più fragili;
- lavora (e molto) sullo stile di vita, in particolar modo se vivi in aree geografiche con una particolare tradizione enogastronomica (come nel sud Italia, nella Puglia e a Bari): alimentazione (zucchero, pane, cioccolato, caffè, tipo di acqua, latte e lattosio, etc.), farmaci biologici innovativi per la cura dell’obesità, farmaci assunti per patologie croniche, abitudini di vita, stress influiscono (tanto) sul rapporto che il cervello ha con gli altri organi (con il sistema immunitario, con il sistema digerente, etc.);
- non tutti i farmaci per il reflusso sono uguali: Riopan, Gaviscon, Maalox, ognuno di essi contiene dei principi attivi differenti utili per raggiungere obiettivi diversi, non assumerli a caso, e gli effetti delle nuove terapie per il reflusso (terapie sperimentali e terapie già in commercio come il Fexuprazan) non sono ancora noti sul reflusso laringo-faringeo;
- chi segue una terapia per il reflusso non deve necessariamente seguirla a vita: se segui un corretto stile di vita potrai pian piano evitare di assumere terapie;
- di fronte ad una malattia di cui non hai mai sentito parlare, non aver timore, sii scettico e fai domande al tuo medico: perché facciamo questo esame? è necessario? da cosa è determinata questa malattia? quali sono gli effetti collaterali di questo medicinale? e per quanto tempo devo prenderlo? ci sono rischi? dovrò fare un intervento?
- dopo essere stato dal tuo medico, chiediti: ha ascoltato pazientemente le mie preoccupazioni? mi ha spiegato adeguatamente le cure necessarie? era un buon comunicatore? mi guardava negli occhi mentre parlavamo? era empatico, paziente, affabile e professionale?
- se il medico non risponde alle tue domande: non aver timore di cambiare medico e chiedere un secondo o un terzo parere;
- non cercare le tue risposte sul Dr. Google: i meccanismi di indicizzazione di un argomento sui motori di ricerca presenti nel web seguono algoritmi che non corrispondono alla logica prevista dalla scienza medica e potrebbero darti false speranze o facili illusioni su un problema che magari non è associato al tuo quadro clinico, facendoti spaventare senza motivo o facendoti sottovalutare un problema che magari può essere molto serio.
Ascolta il tuo medico. La miglior difesa per te e per la tua salute è lui: un medico di cui ti fidi.
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L'autore
Il Dott. Paolo Petrone è un medico, specialista in otorinolaringoiatria e chirurgia di testa e collo. Docente universitario abilitato a Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Audiologia e membro di diverse società medico-scientifiche di calibro nazionale e internazionale. È appassionato di tecnologia e utilizza con spirito critico le tecnologie dell’informazione per fare divulgazione scientifica e diffondere innovazione digitale.
Ha realizzato numerosi progetti tra cui, tra il 2017 e il 2019, una raccolta di quasi 20.000 firme che hanno contribuito alla stesura di un progetto di legge con successiva promulgazione in legge dello Stato (L. n.10 del 10/02/2020: “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica”).
Ha collaborato e collabora ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani e stranieri ed è autore e co-autore di articoli scientifici di ricerca nel campo delle patologie otorinolaringoiatriche, di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri e di testi divulgativi a contenuto scientifico.
Nel 2022 è stato autore della Relazione Ufficiale del 108° Congresso Nazionale della SIOeChCF – Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale: “Otorhinolaryngologists’ role in the management of epidemic respiratory human infectious disease COVID-19″. La Relazione è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Acta Otorhinolaryngologica Italica” (Journal Impact Factor: 2.618).
Riceve per appuntamento a Bari e Bitonto (Bari), ed esegue teleconsulti medici specialistici online.
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