News | 1 Settembre 2026

pH-metria e impedenziometria nel reflusso laringo-faringeo: sono davvero utili per l’otorino?

pH-metria e impedenziometria nel reflusso laringo-faringeo: sono davvero utili per l’otorino?

BARI, SETTEMBRE 2026 – pH-metria e impedenziometria sono davvero gli esami giusti per diagnosticare il reflusso laringo-faringeo? È una domanda molto frequente, soprattutto nei pazienti che soffrono di raucedine, tosse cronica, bisogno continuo di schiarire la voce, sensazione di nodo in gola o irritazione persistente della gola. La risposta richiede però una distinzione importante.

La pH-metria esofagea e la pH-impedenziometria esofagea sono strumenti diagnostici estremamente importanti per studiare la malattia da reflusso gastro-esofageo (MRGE). Consentono infatti di misurare e caratterizzare gli episodi di reflusso che si verificano nell’esofago.

Il reflusso laringo-faringeo (LPR), però, è un fenomeno diverso: l’obiettivo diagnostico non è semplicemente dimostrare che qualcosa refluisce nell’esofago, ma capire se e in quale misura il materiale refluito raggiunge le strutture sovraglottiche, come ipofaringe e laringe. Ed è proprio qui che nasce il problema. La pH-metria e la pH-impedenziometria tradizionali sono state sviluppate e validate principalmente per lo studio del reflusso gastro-esofageo. Il loro utilizzo per attribuire automaticamente sintomi laringei al reflusso richiede invece molta cautela.

Le più recenti indicazioni internazionali sottolineano infatti che sintomi come raucedine, tosse, sensazione di corpo estraneo in gola e schiarimento frequente della voce non hanno necessariamente a che fare con il reflusso gastro-esofageo.

Innanzitutto, che cos’è la pH-metria?

La pH-metria esofagea è un esame che registra per un determinato periodo, generalmente 24 ore, l’acidità presente nell’esofago. Un sottile catetere viene introdotto attraverso il naso e posizionato nell’esofago. Il sensore registra le variazioni del pH durante la giornata e durante la notte.

L’esame permette quindi di stabilire, tra le altre cose, quanto tempo l’esofago è esposto all’acido e quanti episodi di reflusso acido si verificano. È una metodica molto importante nella diagnosi della malattia da reflusso gastro-esofageo, soprattutto quando la diagnosi non può essere stabilita sulla base dei soli sintomi o dell’endoscopia.

Che cos’è invece l’impedenziometria?

L’impedenziometria esofagea utilizza una serie di elettrodi per registrare le variazioni dell’impedenza elettrica all’interno dell’esofago. In questo modo è possibile riconoscere, in determinate condizioni, il passaggio di materiale attraverso l’esofago e distinguere episodi di reflusso liquido, gassoso o misto.

A differenza della pH-metria, l’impedenziometria non misura direttamente l’acidità. Per questo motivo le due tecnologie vengono spesso associate nella cosiddetta pH-impedenziometria multicanale (MII-pH).

Perché pH-metria e impedenziometria sono così importanti nel reflusso gastro-esofageo?

Perché nella malattia da reflusso gastro-esofageo la domanda diagnostica è principalmente: quanto reflusso raggiunge l’esofago e qual è la sua natura?
La pH-metria consente di valutare l’esposizione esofagea all’acido.

L’impedenziometria permette invece di identificare anche episodi di reflusso che non sono fortemente acidi e di caratterizzarne il movimento. La combinazione delle due metodiche fornisce quindi informazioni molto più complete rispetto alla sola pH-metria. È proprio per questo motivo che la pH-impedenziometria rappresenta uno degli strumenti più importanti della fisiopatologia esofagea moderna.

Se funzionano così bene per il reflusso gastro-esofageo, perché non dovrebbero funzionare anche per il reflusso laringo-faringeo?

Perché la domanda diagnostica cambia. Nel reflusso gastro-esofageo interessa dimostrare e quantificare il reflusso nell’esofago. Nel reflusso laringo-faringeo interessa invece capire se il materiale refluito riesce a superare lo sfinte­re esofageo superiore e raggiungere l’ipofaringe e la laringe.

Una normale pH-impedenziometria esofagea non è stata progettata per dimostrare direttamente questo fenomeno. Di conseguenza, un esame positivo dimostra la presenza di reflusso esofageo, ma non significa automaticamente che il paziente abbia un reflusso laringo-faringeo.

Un’impedenziometria positiva significa quindi che i disturbi della gola sono causati dal reflusso?

No. Questo è probabilmente uno degli equivoci più frequenti. Un paziente può avere episodi di reflusso gastro-esofageo documentati dall’esame e, contemporaneamente, avere una tosse, una disfonia o una sensazione di nodo in gola dovute ad altre cause.

La presenza di reflusso nell’esofago non dimostra necessariamente un rapporto causale tra quel reflusso e il sintomo laringeo. È quindi necessario distinguere tra:

  • presenza di reflusso gastro-esofageo;
  • associazione temporale tra reflusso e sintomo;
  • dimostrazione che il reflusso abbia raggiunto la regione faringo-laringea;
  • dimostrazione che quel reflusso sia effettivamente la causa del disturbo.

Sono quattro concetti diversi.

E una pH-metria negativa esclude il reflusso laringo-faringeo?

Non necessariamente. Una pH-metria esofagea negativa indica che non è stata documentata un’esposizione patologica dell’esofago all’acido secondo i criteri utilizzati per quel test. Non può però essere automaticamente interpretata come la prova che nessun episodio di reflusso abbia mai raggiunto la regione laringo-faringea.

Il problema è ancora una volta anatomico e metodologico: stiamo cercando di utilizzare una misurazione esofagea per rispondere a una domanda che riguarda la laringe e l’ipofaringe.

Quindi pH-metria e impedenziometria non devono mai essere eseguite nei pazienti con sintomi laringei?

No. Anche questa sarebbe un’affermazione troppo assoluta. In alcuni pazienti con sintomi extraesofagei può essere utile eseguire un monitoraggio del reflusso, soprattutto quando esiste il sospetto di una concomitante malattia da reflusso gastro-esofageo o quando è necessario chiarire un quadro clinico complesso.

Le linee guida più recenti riconoscono infatti un ruolo alla pH-impedenziometria esofagea in pazienti selezionati con sintomi extraesofagei. Il punto fondamentale è però un altro: il risultato dell’esame deve essere interpretato come evidenza di reflusso esofageo e non automaticamente come diagnosi di reflusso laringo-faringeo.

Qual è allora il ruolo dell’otorinolaringoiatra nella diagnosi del reflusso laringo-faringeo?

È fondamentale. Il paziente con sintomi laringei dovrebbe innanzitutto essere sottoposto a una valutazione otorinolaringoiatrica completa.

La visita deve considerare:

  • tipo e durata dei sintomi;
  • eventuali sintomi nasali;
  • abitudini alimentari e comportamentali;
  • uso della voce;
  • fumo e altre esposizioni irritanti;
  • farmaci assunti;
  • eventuali patologie respiratorie;
  • disturbi della deglutizione;
  • eventuali sintomi tipici di reflusso gastro-esofageo.

La fibrolaringoscopia consente inoltre di osservare direttamente la faringe e la laringe e, soprattutto, di escludere altre condizioni che possono produrre sintomi simili. Ed è proprio questo uno dei motivi per cui il percorso diagnostico del paziente con sospetto reflusso laringo-faringeo non dovrebbe iniziare automaticamente da un esame gastroenterologico.

Esistono metodiche più specifiche per studiare il reflusso che raggiunge la faringe?

Esistono metodiche sviluppate proprio con l’obiettivo di identificare gli episodi di reflusso prossimale, tra cui il monitoraggio ipofaringo-esofageo con pH-impedenza (HEMII-pH). Questi sistemi cercano di superare uno dei principali limiti della pH-impedenziometria tradizionale: la distanza tra il punto in cui viene effettuata la misurazione e la regione anatomica che interessa realmente all’otorinolaringoiatra.

Si tratta però di metodiche specialistiche, non ancora equivalenti per diffusione, standardizzazione e disponibilità alla pH-impedenziometria esofagea utilizzata nella fisiopatologia gastroenterologica.

Per questo motivo, nella pratica clinica quotidiana, la diagnosi del reflusso laringo-faringeo non può essere ridotta al risultato di un singolo test.

Qual è quindi il percorso diagnostico più corretto per un paziente con sospetto reflusso laringo-faringeo?

Il percorso dovrebbe essere personalizzato e basato sulla probabilità clinica. In un paziente con sintomi prevalentemente laringei, è ragionevole partire da una valutazione otorinolaringoiatrica, comprendente quando indicato la fibrolaringoscopia.

Successivamente, sulla base del quadro clinico, possono essere necessari ulteriori approfondimenti, anche gastroenterologici. La pH-metria o la pH-impedenziometria possono quindi avere un ruolo quando la domanda clinica riguarda la presenza di una malattia da reflusso gastro-esofageo o quando il caso richiede una valutazione fisiopatologica più approfondita.

Il loro risultato, tuttavia, deve essere inserito all’interno del quadro complessivo e non utilizzato da solo per attribuire alla MRGE qualsiasi sintomo della gola.

 


Ricorda:

pH-metria e impedenziometria non sono esami “sbagliati”: sono esami estremamente importanti quando la domanda diagnostica riguarda il reflusso gastro-esofageo. Il problema nasce quando si pretende di utilizzare automaticamente una metodica esofagea per diagnosticare una patologia che interessa prevalentemente la regione faringo-laringea.

Nel reflusso gastro-esofageo, la pH-metria permette di misurare l’esposizione dell’esofago all’acido, mentre la pH-impedenziometria aggiunge la possibilità di riconoscere e caratterizzare anche reflussi non acidi e gassosi.

Nel reflusso laringo-faringeo, invece, la questione è più complessa: non basta dimostrare che il contenuto gastrico risale nell’esofago. Occorre valutare se esista realmente un coinvolgimento delle strutture faringo-laringee e, soprattutto, se il reflusso sia effettivamente responsabile dei sintomi. Per questo motivo, un esame positivo non equivale automaticamente a una diagnosi di LPR e un esame negativo non dovrebbe essere utilizzato, da solo, per escludere ogni possibile relazione tra reflusso e sintomi laringei.

La diagnosi più corretta nasce dall’integrazione di anamnesi, valutazione otorinolaringoiatrica, fibrolaringoscopia, eventuale valutazione gastroenterologica e, nei casi selezionati, dagli esami di fisiopatologia esofagea. In medicina, infatti, il test migliore non è necessariamente quello più sofisticato, ma quello che risponde correttamente alla domanda clinica che abbiamo davanti. Se soffri di raucedine, tosse cronica, bisogno frequente di schiarire la voce, globus o altri disturbi persistenti della gola, è importante non attribuire automaticamente questi sintomi al reflusso: una valutazione otorinolaringoiatrica può aiutare a individuare la causa e a scegliere gli eventuali approfondimenti realmente necessari.

Ascolta il tuo medico. La miglior difesa per te e per la tua salute è lui: un medico di cui ti fidi.


 

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paolo petrone
L'autore

Il Dott. Paolo Petrone è un medico, specialista in otorinolaringoiatria e chirurgia di testa e collo. Docente universitario abilitato a Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Audiologia e membro di diverse società medico-scientifiche di calibro nazionale e internazionale. È appassionato di tecnologia e utilizza con spirito critico le tecnologie dell’informazione per fare divulgazione scientifica e diffondere innovazione digitale.

Ha realizzato numerosi progetti tra cui, tra il 2017 e il 2019, una raccolta di quasi 20.000 firme che hanno contribuito alla stesura di un progetto di legge con successiva promulgazione in legge dello Stato (L. n.10 del 10/02/2020: “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica”).

Ha collaborato e collabora ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani e stranieri ed è autore e co-autore di articoli scientifici di ricerca nel campo delle patologie otorinolaringoiatriche, di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri e di testi divulgativi a contenuto scientifico.

Nel 2022 è stato autore della Relazione Ufficiale del 108° Congresso Nazionale della SIOeChCF – Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale: “Otorhinolaryngologists’ role in the management of epidemic respiratory human infectious disease COVID-19″. La Relazione è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Acta Otorhinolaryngologica Italica” (Journal Impact Factor: 2.618).

Riceve per appuntamento a Bari e Bitonto (Bari), ed esegue teleconsulti medici specialistici online.

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