
BARI, APRILE 2026 – Il reflusso gastroesofageo e il reflusso laringofaringeo costituiscono oggi due delle patologie più diffuse nella popolazione mondiale. Anche nel riscontro medico specialistico ambulatoriale, gastroenterologico e otorinolaringoiatrico, il loro riscontro è sempre più frequente. Si stima che i sintomi della malattia da reflusso interessano fino a circa un terzo della popolazione di tutto il pianeta, con una crescente richiesta di diagnosi e trattamento farmacologico.
Questa elevata prevalenza ha determinato negli ultimi decenni una forte spinta dell’industria farmaceutica alla ricerca di soluzione per queste patologie. Oggi il trattamento del reflusso si basa principalmente su diverse classi di farmaci: antiacidi, antagonisti dei recettori H2, procinetici e soprattutto inibitori della pompa protonica (PPI), che rappresentano la categoria terapeutica dominante.
Parallelamente, il mercato globale dei farmaci per il reflusso è in rapida espansione: le stime indicano che potrebbe raddoppiare entro il prossimo decennio, passando da circa 13,7 miliardi di dollari nel 2025 a oltre 26 miliardi di dollari nel 2032, in meno di dieci anni.
In questo contesto, l’otorinolaringoiatra assume un ruolo centrale, poiché molte manifestazioni del reflusso — come disfonia, tosse cronica, sensazione di corpo estraneo e laringite cronica — sono spesso la prima causa di consulto specialistico. Non sempre però la terapia con gli inibitori di pompa protonica (PPI) è risolutiva per questa patologia. Nonostante l’ampio utilizzo di questi farmaci, una quota significativa di pazienti non ottiene un miglioramento soddisfacente dei sintomi.
Questo fenomeno solleva importanti interrogativi: il reflusso è sempre la causa? I PPI sono davvero efficaci in tutte le forme di reflusso? Oppure stiamo semplificando eccessivamente una condizione complessa e multifattoriale? In questo articolo analizziamo, con un approccio pratico e basato sull’evidenza, perché la terapia con PPI non sempre rappresenta la soluzione definitiva nei disturbi otorinolaringoiatrici e gastroenterologici correlati al reflusso.
Perché il reflusso è diventato un mercato farmaceutico così importante?
Le ragioni principali per cui il mercato farmaceutico investe prepotentemente sulla malattia da reflusso sono tre:
alta prevalenza della malattia,
invecchiamento della popolazione,
stili di vita e dieta occidentale.
Questi fattori hanno aumentato il numero di pazienti che necessitano di trattamento farmacologico.
Esistono farmaci specifici per il reflusso laringo-faringeo?
Attualmente non esistono farmaci sviluppati esclusivamente per il reflusso laringo-faringeo. La terapia si basa principalmente su:
PPI,
alginati,
modifiche dietetiche,
cambiamenti nello stile di vita.
La gestione multidisciplinare tra gastroenterologo e otorinolaringoiatra è fondamentale.
Oltre ai PPI, quali altri farmaci esistono oggi per il trattamento del reflusso?
Attualmente esistono decine di molecole utilizzate nel trattamento del reflusso. Tuttavia, la maggior parte dei farmaci appartiene a quattro grandi categorie:
antiacidi,
antagonisti dei recettori H2,
procinetici,
inibitori della pompa protonica (PPI).
All’interno di queste classi sono disponibili numerose molecole diverse e molte formulazioni generiche.
Esistono, per alcune di queste categorie, anche delle formulazioni naturali, basate sull’utilizzo di erbe. Si tratta di prodotti meno potenti dei farmaci veri e propri, ma che possono avere una utilità in pazienti che hanno una sintomatologia più blanda, riducendo gli effetti collaterali delle vere e proprie molecole farmacologiche.
Perché i PPI sono la classe di farmaci più utilizzata oggi per il trattamento del reflusso?
Gli inibitori della pompa protonica (PPI) rappresentano oggi la terapia di riferimento per la malattia da reflusso. Questa classe comprende molecole come omeprazolo, pantoprazolo, esomeprazolo, lansoprazolo e rabeprazolo. Esistono diverse formulazioni (15, 20, 30, 40 mg) a seconda della molecola presa in considerazione.
I PPI agiscono bloccando irreversibilmente le cellule che producono acido gastrico all’interno dello stomaco. Queste cellule per poter tornare a funzionare devono essere nuovamente riprodotte dall’organismo, cosa che accade a distanza di diversi giorni. In questo modo, i PPI riducono in modo potente la produzione di acido gastrico e rappresentano quasi la metà del mercato dei farmaci per il reflusso.
Tuttavia, i PPI richiedono diverse ore per entrare in azione, e la loro azione è tanto più efficace quanto più è lunga e costante l’assunzione del farmaco nel corso dei giorni.
I PPI funzionano allo stesso modo in tutte le forme di reflusso?
No. I PPI riducono la produzione di acido gastrico, ma non impediscono il reflusso del contenuto gastrico. Questo è il motivo principale per cui in molti casi i PPI non risultano essere efficaci.
Inoltre, nel reflusso laringo-faringeo, anche la risalita di reflussi gassosi debolmente acidi o non acidi possono causare sintomi.
Perché molti pazienti non migliorano con i gastroprotettori?
Le principali ragioni includono:
- diagnosi errata (sintomi non da reflusso),
- presenza di reflusso non acido,
- scarsa aderenza terapeutica,
- durata insufficiente della terapia,
- meccanismi extra-acidi (risalita di pepsina o di bile).
I PPI hanno degli effetti collaterali pericolosi?
Sì, come tutti i farmaci anche i PPI possono avere degli effetti collaterali. Negli ultimi anni sono stati pubblicati studi che hanno analizzato possibili associazioni tra uso prolungato di PPI e alcune condizioni cliniche.
In particolare, tra gli effetti collaterali più rilevanti ci sono:
- effetti a breve termine (più comuni e generalmente lievi, in genere sono transitori e dose-dipendenti): cefalea, diarrea, dolore addominale, nausea, flatulenza;
- effetti a medio-lungo termine (particolarmente rilevanti nei pazienti anziani o in terapia cronica): i PPI possono interferire con l’assorbimento di vitamina B12 e ferro (causando una progressiva anemizzazione del paziente), possono interferire con l’assorbimento del magnesio e del calcio (causando anche un impatto sul metabolismo osseo);
- aumento del rischio di infezioni (argomento particolarmente importante nei pazienti fragili e ospedalizzati): l’acidità gastrica costituisce una barriera contro lo sviluppo di batteri, se si riduce la produzione di acidità si possono sviluppare con maggiore facilità infezioni gastrointestinali e polmoniti.
Sono ancora dibattuti effetti collaterali associati allo sviluppo di:
- demenza,
- patologie cardiovascolari,
- carcinoma gastrico.
Nei confronti di queste patologie non esiste un rapporto causale certo, ma solo associazioni osservazionali.
La somministrazione dei PPI deve essere interrotta il prima possibile?
Sì, compatibilmente con la severità della malattia da reflusso in atto.
Proprio per ridurre gli effetti collaterali che abbiamo descritto, oggi si tende a:
prescrivere la dose minima efficace di PPI,
limitare le terapie prolungate non necessarie,
valutare alternative terapeutiche quando possibile.
Quanto è importante la dieta nel controllo del reflusso?
La dieta nel controllo del reflusso è fondamentale. Una dieta mediterranea, povera di grassi e cibi acidi, può essere efficace quanto o più dei PPI in alcuni pazienti, soprattutto nel reflusso laringo-faringeo.
Lo stile di vita può influenzare l’efficacia della terapia?
Assolutamente sì. Fattori come:
- sovrappeso,
- fumo,
- alcol,
- abitudini alimentari scorrette
possono ridurre significativamente l’efficacia dei farmaci.
Nei prossimi anni verranno sviluppati nuovi farmaci?
Sì. La ricerca farmaceutica sta lavorando su:
nuovi inibitori della secrezione acida,
farmaci che migliorano la motilità esofagea,
molecole che rinforzano la barriera mucosa,
terapie personalizzate.
L’industria farmaceutica globale conta oggi oltre 22.000 farmaci in sviluppo, segno che quello del reflusso rappresenta un settore molto dinamico, su cui c’è grande interesse.
I PPI continueranno a dominare il mercato?
Probabilmente sì, nel breve periodo. Il solo mercato globale dei PPI è in crescita e potrebbe passare da circa 12,4 miliardi di dollari nel 2024 a oltre 19 miliardi entro il 2032. Tuttavia sono in studio alternative terapeutiche ai PPI che potrebbero modificarne l’utilizzo.
Quali innovazioni terapeutiche sono in sviluppo?
Le principali linee di ricerca riguardano:
inibitori competitivi del potassio (P-CAB),
nuove formulazioni a rilascio modificato,
farmaci che agiscono sulla barriera esofagea,
terapie personalizzate basate sul fenotipo del paziente.
Queste innovazioni potrebbero cambiare l’approccio terapeutico nei prossimi anni.
Che ruolo ha l’otorinolaringoiatra nella gestione del reflusso?
L’otorinolaringoiatra è spesso il primo specialista a identificare il reflusso, soprattutto nelle forme che si sviluppano al di fuori dell’esofago. Per farlo è fondamentale l’uso della fibrolaringoscopia.
Tra i sintomi più comuni:
raucedine cronica,
tosse persistente,
sensazione di corpo estraneo in gola,
laringite cronica.
Una corretta diagnosi permette di evitare trattamenti inutili e impostare una terapia mirata.
Ricorda:
- il reflusso laringo-faringeo è una malattia diversa dal reflusso gastro-esofageo: è una malattia di recente definizione scientifica, è più subdola e meno evidente del reflusso gastro-esofageo (una gastroscopia potrebbe anche non identificarla), non tutti i medici la conoscono o sono esperti nella sua gestione;
- il reflusso peggiora con l’inverno: presta particolare attenzione all’alimentazione e alla sedentarietà;
- il reflusso non colpisce solo adulti e anziani: è una patologia che interessa anche i bambini, le donne in gravidanza e anche i neonati;
- la chirurgia non è sempre la soluzione a tutto: patologie come i tonsilloliti, come il russamento notturno o l’ipertrofia dei turbinati necessitano prima di un corretto inquadramento e di una corretta diagnosi che rappresenta sempre il primo passo per curare molti disturbi di orecchio, naso e gola, sia nei pazienti adulti che nei bambini;
- anche la gastroscopia non è sempre la risposta a tutto: è indicata solo in specifiche condizioni gastroenterologiche e non per la diagnosi del reflusso laringo-faringeo;
- non assumere terapie antibiotiche con semplicità alla prima febbre o al primo mal di gola: l’abuso degli antibiotici è tipico delle regioni del Sud, ma assumere l’antibiotico senza motivo per un mal di gola può esporre te o il tuo bambino ai rischi dell’assunzione di un farmaco (fotosensibilità, reazioni allergiche, shock anafilattico, etc) senza aiutarti a risolvere una infezione delle alte vie respiratorie che in realtà potrebbe dipendere da altro (reflusso laringo-faringeo, alga tossica, faringite di origine virale, da COVID-19, etc.);
- non somministrare a te stesso o ai tuoi bambini antinfiammatori o antipiretici con semplicità per curare il tuo mal di gola: anche questi farmaci non sono scevri da effetti collaterali indesiderati se assunti senza motivo;
- per prevenire episodi ricorrenti di infezioni a carico delle alte vie respiratorie segui i consigli del tuo otorino di fiducia: lavaggi nasali, haloterapia, ma anche cure termali, immunostimolanti e probiotici possono avere il loro razionale in pazienti pediatrici o adulti più fragili;
- lavora (e molto) sullo stile di vita: alimentazione (zucchero, pane, cioccolato, caffè, tipo di acqua, latte e lattosio, etc.), farmaci biologici innovativi, farmaci assunti per patologie croniche, abitudini di vita, stress influiscono (tanto) sul rapporto che il cervello ha con gli altri organi (con il sistema immunitario, con il sistema digerente, etc.);
- non tutti i farmaci per il reflusso sono uguali: Riopan, Gaviscon, Maalox, ognuno di essi contiene dei principi attivi differenti utili per raggiungere obiettivi diversi, non assumerli a caso;
- chi segue una terapia per il reflusso non deve necessariamente seguirla a vita: se segui un corretto stile di vita potrai pian piano evitare di assumere terapie;
- di fronte ad una malattia di cui non hai mai sentito parlare, non aver timore, sii scettico e fai domande al tuo medico: perché facciamo questo esame? è necessario? da cosa è determinata questa malattia? quali sono gli effetti collaterali di questo medicinale? e per quanto tempo devo prenderlo? ci sono rischi? dovrò fare un intervento?
- dopo essere stato dal tuo medico, chiediti: ha ascoltato pazientemente le mie preoccupazioni? mi ha spiegato adeguatamente le cure necessarie? era un buon comunicatore? mi guardava negli occhi mentre parlavamo? era empatico, paziente, affabile e professionale?
- se il medico non risponde alle tue domande: non aver timore di cambiare medico e chiedere un secondo o un terzo parere;
- non cercare le tue risposte sul Dr. Google: i meccanismi di indicizzazione di un argomento sui motori di ricerca presenti nel web seguono algoritmi che non corrispondono alla logica prevista dalla scienza medica e potrebbero darti false speranze o facili illusioni su un problema che magari non è associato al tuo quadro clinico, facendoti spaventare senza motivo o facendoti sottovalutare un problema che magari può essere molto serio.
Il reflusso gastroesofageo e il reflusso laringo-faringeo rappresentano una patologia sempre più frequente nella popolazione generale e una delle principali cause di consulto specialistico in otorinolaringoiatria.
L’elevata prevalenza della malattia ha reso i farmaci anti-reflusso uno dei segmenti più importanti del mercato farmaceutico globale, con una crescita prevista significativa nei prossimi anni. L’idea che il reflusso possa essere trattato esclusivamente con gastroprotettori è ormai superata. Sebbene i PPI rappresentino uno strumento utile, non sono una soluzione universale, soprattutto nei pazienti con sintomi otorinolaringoiatrici.
Il reflusso, in particolare quello laringo-faringeo, è una condizione complessa che spesso richiede un approccio multidisciplinare con il gastroenterologo e personalizzato. Per il clinico, è fondamentale evitare trattamenti empirici prolungati senza una chiara diagnosi, mentre per il paziente è importante comprendere che la terapia efficace passa anche attraverso modifiche dello stile di vita e dell’alimentazione.
Solo attraverso una valutazione accurata e un trattamento su misura è possibile ottenere un reale miglioramento dei sintomi e della qualità di vita.
Ascolta il tuo medico. La miglior difesa per te e per la tua salute è lui: un medico di cui ti fidi.
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L'autore
Il Dott. Paolo Petrone è un medico, specialista in otorinolaringoiatria e chirurgia di testa e collo. Docente universitario abilitato a Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Audiologia e membro di diverse società medico-scientifiche di calibro nazionale e internazionale. È appassionato di tecnologia e utilizza con spirito critico le tecnologie dell’informazione per fare divulgazione scientifica e diffondere innovazione digitale.
Ha realizzato numerosi progetti tra cui, tra il 2017 e il 2019, una raccolta di quasi 20.000 firme che hanno contribuito alla stesura di un progetto di legge con successiva promulgazione in legge dello Stato (L. n.10 del 10/02/2020: “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica”).
Ha collaborato e collabora ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani e stranieri ed è autore e co-autore di articoli scientifici di ricerca nel campo delle patologie otorinolaringoiatriche, di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri e di testi divulgativi a contenuto scientifico.
Nel 2022 è stato autore della Relazione Ufficiale del 108° Congresso Nazionale della SIOeChCF – Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale: “Otorhinolaryngologists’ role in the management of epidemic respiratory human infectious disease COVID-19″. La Relazione è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Acta Otorhinolaryngologica Italica” (Journal Impact Factor: 2.618).
Riceve per appuntamento a Bari e Bitonto (Bari), ed esegue teleconsulti medici specialistici online.
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