
BARI, AGOSTO 2026 – Molti pazienti che soffrono di reflusso laringo-faringeo (LPR) scoprono, dopo una gastroscopia o altri accertamenti, di avere anche un’ernia iatale. A questo punto nasce spontanea una domanda: l’ernia iatale è la causa del reflusso?
La risposta è più complessa di quanto si possa pensare. Non tutte le persone con ernia iatale sviluppano un reflusso patologico e, allo stesso tempo, molti pazienti con reflusso laringo-faringeo non presentano alcuna ernia. Tuttavia, quando le due condizioni coesistono, l’ernia può favorire la risalita del contenuto gastrico verso l’esofago e, nei casi più importanti, fino alla gola, provocando sintomi persistenti come tosse cronica, raucedine, sensazione di nodo in gola e necessità continua di schiarirsi la voce.
Comprendere il rapporto tra ernia iatale e reflusso laringo-faringeo è fondamentale per scegliere il trattamento più appropriato e capire quando è necessario rivolgersi a un otorinolaringoiatra esperto in reflusso.
Per iniziare, che cos’è l’ernia iatale?
L’ernia iatale è una condizione nella quale una parte dello stomaco risale verso l’alto superando un muscolo chiamato diaframma, ed entrando così parzialmente nel torace.
Esistono diverse forme di ernia iatale, ma la più frequente è quella da scivolamento, responsabile della maggior parte dei casi associati al reflusso gastroesofageo.
Perché l’ernia iatale favorisce il reflusso gastro-esofageo e il reflusso laringo-faringeo?
Normalmente il passaggio tra esofago e stomaco è protetto da un sistema antireflusso formato da:
- sfintere esofageo inferiore;
- diaframma;
- angolo di His;
- legamenti che mantengono in posizione lo stomaco.
Quando compare un’ernia iatale, questi meccanismi diventano meno efficaci.
Di conseguenza aumenta la probabilità che il contenuto gastrico risalga verso l’esofago e, nei casi più severi, fino alla laringe e alla faringe.
Avere un’ernia iatale significa avere sicuramente il reflusso laringo-faringeo?
Il primo passaggio da cui partire è ricordare che reflusso gastro-esofageo e reflusso laringo-faringeo sono due malattie diverse tra loro. Questo significa che una identica causa può provocare il reflusso laringo-faringeo, ma potrebbe non determinare il reflusso gastro-esofageo.
In realtà, molte persone convivono con una piccola ernia iatale senza sviluppare alcun sintomo. Al contrario, alcuni pazienti presentano un importante reflusso laringo-faringeo pur non avendo alcuna ernia.
L’ernia rappresenta quindi un fattore predisponente, ma non è l’unica causa del reflusso.
Perché alcuni pazienti con ernia iatale hanno sintomi alla gola?
Quando il materiale gastrico supera l’esofago può raggiungere:
- laringe;
- faringe;
- corde vocali;
- rinofaringe.
Questi tessuti sono molto più delicati rispetto all’esofago e vengono irritati anche da piccole quantità di acido, pepsina e sali biliari.
Per questo motivo possono comparire:
- raucedine;
- tosse cronica;
- catarro persistente;
- continua necessità di schiarirsi la voce;
- sensazione di corpo estraneo in gola.
L’entità dell’ernia corrisponde sempre alla gravità del reflusso laringo-faringeo?
No. Una grande ernia può essere poco sintomatica, mentre una piccola ernia può associarsi a un reflusso laringo-faringeo molto importante.
La gravità dipende da numerosi fattori, tra cui:
- funzionalità dello sfintere esofageo inferiore;
- numero degli episodi di reflusso;
- composizione di ciò che refluisce;
- sensibilità individuale della mucosa.
Come si diagnostica il reflusso laringo-faringeo nei pazienti con ernia iatale?
La diagnosi non può basarsi esclusivamente sulla presenza dell’ernia.
L’otorinolaringoiatra valuta:
- sintomi;
- visita specialistica;
- fibrolaringoscopia;
- eventuali esami funzionali (come pH-impedenziometria nelle situazioni selezionate).
L’obiettivo è verificare se il reflusso sta realmente provocando un’infiammazione della laringe.
L’ernia iatale può peggiorare con il tempo?
Sì. In alcuni pazienti l’ernia tende ad aumentare di dimensioni negli anni, soprattutto in presenza di:
- obesità;
- aumento della pressione addominale;
- gravidanza;
- stipsi cronica;
- sollevamento frequente di pesi;
- invecchiamento dei tessuti.
Non sempre, però, un aumento dell’ernia comporta un peggioramento dei sintomi.
I farmaci possono eliminare l’ernia iatale?
No. I farmaci riducono l’acidità gastrica o limitano il danno provocato dal reflusso, ma non correggono l’ernia. L’ernia rimane una modifica anatomica che può essere trattata chirurgicamente solo in casi selezionati.
Quando è necessario l’intervento chirurgico?
L’intervento non rappresenta la soluzione per tutti i pazienti. Può essere preso in considerazione quando sono presenti:
- ernie di grandi dimensioni;
- reflusso non controllato dalla terapia;
- complicanze dell’esofago;
- importante compromissione della qualità di vita.
La decisione nasce sempre da una valutazione multidisciplinare tra gastroenterologo e chirurgo.
Quando è utile una visita otorinolaringoiatrica?
Una visita specialistica è consigliata quando persistono:
- raucedine da oltre tre settimane;
- tosse cronica;
- continuo bisogno di schiarire la voce;
- sensazione di nodo in gola;
- bruciore o irritazione della gola;
- catarro retronasale persistente.
L’otorinolaringoiatra può valutare direttamente la laringe mediante fibrolaringoscopia, distinguendo il reflusso da altre patologie che possono provocare sintomi molto simili.
Ricorda:
- il reflusso laringo-faringeo è una malattia diversa dal reflusso gastro-esofageo: è una malattia di recente definizione scientifica, è più subdola e meno evidente del reflusso gastro-esofageo e non tutti i medici la conoscono o sono esperti nella sua gestione;
- il reflusso peggiora con l’inverno: presta particolare attenzione all’alimentazione e alla sedentarietà;
- il reflusso non colpisce solo adulti e anziani: è una patologia che interessa anche gli sportivi (che fanno immersioni subacquee), che interessa anche i bambini, gli adolescenti, le donne in gravidanza e anche i neonati e che può mimare condizioni particolarmente serie come la laringomalacia;
- la chirurgia non è sempre la soluzione a tutto: patologie come i polipi delle corde vocali, i tonsilloliti, come il russamento notturno, la sleep apnea o l’ipertrofia dei turbinati possono avere una correlazione con il reflusso laringo-faringeo e per questo motivo necessitano prima di un corretto inquadramento e di una corretta diagnosi che rappresenta sempre il primo passo per curare molti disturbi di orecchio, naso e gola, sia nei pazienti adulti che nei bambini;
- anche la gastroscopia non è sempre la risposta a tutto: è indicata solo in specifiche condizioni gastroenterologiche e non per la diagnosi del reflusso laringo-faringeo;
- la presenza di patologie gastriche come l’infezione da Helicobacter Pylori può spiegare l’assenza di miglioramento in molti pazienti affetti da reflusso: ecco perché è fondamentale un approccio globale a questa patologia che non si fermi alla sola valutazione delle corde vocali;
- la cura del microbioma intestinale può avere un ruolo importante: la disbiosi infatti può favorire il reflusso per mezzo di diversi meccanismi;
- non assumere terapie antibiotiche con semplicità alla prima febbre o al primo mal di gola: l’abuso degli antibiotici è tipico delle regioni del Sud, ma assumere l’antibiotico senza motivo per un mal di gola può esporre te o il tuo bambino ai rischi dell’assunzione di un farmaco (fotosensibilità, reazioni allergiche, shock anafilattico, etc) senza aiutarti a risolvere una infezione delle alte vie respiratorie che in realtà potrebbe dipendere da altro (reflusso laringo-faringeo, alga tossica, faringite di origine virale, da COVID-19, etc.);
- non somministrare a te stesso o ai tuoi bambini antinfiammatori o antipiretici con semplicità per curare il tuo mal di gola: anche questi farmaci non sono scevri da effetti collaterali indesiderati se assunti senza motivo;
- per prevenire episodi ricorrenti di infezioni a carico delle alte vie respiratorie segui i consigli del tuo otorino di fiducia: lavaggi nasali, haloterapia, ma anche cure termali, immunostimolanti e probiotici possono avere il loro razionale in pazienti pediatrici o adulti più fragili;
- lavora (e molto) sullo stile di vita, in particolar modo se vivi in aree geografiche con una particolare tradizione enogastronomica (come nel sud Italia, nella Puglia e a Bari): alimentazione (zucchero, pane, cioccolato, caffè, tipo di acqua, latte e lattosio, etc.), farmaci biologici innovativi per la cura dell’obesità, farmaci assunti per patologie croniche, abitudini di vita, fattori emozionali e stress influiscono (tanto) sul rapporto che il cervello ha con gli altri organi (con il sistema immunitario, con il sistema digerente, etc.);
- non tutti i farmaci per il reflusso sono uguali: Riopan, Gaviscon, Maalox, ognuno di essi contiene dei principi attivi differenti utili per raggiungere obiettivi diversi, non assumerli a caso;
- l’effetto degli inibitori di pompa protonica (PPI) non è uguale in tutti i pazienti: fare ricorso a nuove terapie per il reflusso (terapie sperimentali e terapie già in commercio come il Fexuprazan) non è stato ancora sufficientemente studiato per la gestione del reflusso laringo-faringeo;
- chi segue una terapia per il reflusso non deve necessariamente seguirla a vita: se segui un corretto stile di vita potrai pian piano evitare di assumere terapie;
- di fronte ad una malattia di cui non hai mai sentito parlare, non aver timore, sii scettico e fai domande al tuo medico: perché facciamo questo esame? è necessario? da cosa è determinata questa malattia? quali sono gli effetti collaterali di questo medicinale? e per quanto tempo devo prenderlo? ci sono rischi? dovrò fare un intervento?
- dopo essere stato dal tuo medico, chiediti: ha ascoltato pazientemente le mie preoccupazioni? mi ha spiegato adeguatamente le cure necessarie? era un buon comunicatore? mi guardava negli occhi mentre parlavamo? era empatico, paziente, affabile e professionale?
- se il medico non risponde alle tue domande: non aver timore di cambiare medico e chiedere un secondo o un terzo parere;
- non cercare le tue risposte sul Dr. Google: i meccanismi di indicizzazione di un argomento sui motori di ricerca presenti nel web seguono algoritmi che non corrispondono alla logica prevista dalla scienza medica e potrebbero darti false speranze o facili illusioni su un problema che magari non è associato al tuo quadro clinico, facendoti spaventare senza motivo o facendoti sottovalutare un problema che magari può essere molto serio.
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L'autore
Il Dott. Paolo Petrone è un medico, specialista in otorinolaringoiatria e chirurgia di testa e collo. Docente universitario abilitato a Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Audiologia e membro di diverse società medico-scientifiche di calibro nazionale e internazionale. È appassionato di tecnologia e utilizza con spirito critico le tecnologie dell’informazione per fare divulgazione scientifica e diffondere innovazione digitale.
Ha realizzato numerosi progetti tra cui, tra il 2017 e il 2019, una raccolta di quasi 20.000 firme che hanno contribuito alla stesura di un progetto di legge con successiva promulgazione in legge dello Stato (L. n.10 del 10/02/2020: “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica”).
Ha collaborato e collabora ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani e stranieri ed è autore e co-autore di articoli scientifici di ricerca nel campo delle patologie otorinolaringoiatriche, di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri e di testi divulgativi a contenuto scientifico.
Nel 2022 è stato autore della Relazione Ufficiale del 108° Congresso Nazionale della SIOeChCF – Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale: “Otorhinolaryngologists’ role in the management of epidemic respiratory human infectious disease COVID-19″. La Relazione è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Acta Otorhinolaryngologica Italica” (Journal Impact Factor: 2.618).
Riceve per appuntamento a Bari e Bitonto (Bari), ed esegue teleconsulti medici specialistici online.
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