
BARI, AGOSTO 2026 – Molte persone iniziano a praticare sport per migliorare la propria salute, perdere peso o aumentare le prestazioni fisiche. Tuttavia, non tutti sanno che alcune attività sportive, soprattutto se praticate ad alta intensità, possono favorire la comparsa o il peggioramento del reflusso laringo-faringeo (LPR).
Non è raro che atleti professionisti, runner, ciclisti, nuotatori, bodybuilder o semplici appassionati di palestra lamentino durante o dopo l’allenamento sintomi come tosse persistente, bisogno continuo di schiarire la voce, raucedine, sensazione di nodo in gola o difficoltà respiratoria apparentemente inspiegabile. Spesso questi disturbi vengono attribuiti ad allergie, asma o infezioni delle vie respiratorie, quando invece il vero responsabile può essere proprio il reflusso laringo-faringeo che raggiunge la gola.
L’otorinolaringoiatra è lo specialista che più frequentemente individua questa condizione, soprattutto quando il paziente non presenta il classico bruciore di stomaco tipico del reflusso gastro-esofageo.
Vediamo insieme le domande più frequenti.
Lo sport può davvero aumentare il reflusso laringo-faringeo?
Sì. Durante l’esercizio fisico si verificano numerose modificazioni fisiologiche che favoriscono la risalita del contenuto gastrico:
- aumento della pressione addominale;
- aumento della pressione intragastrica;
- maggiore movimento del diaframma;
- riduzione temporanea del flusso sanguigno allo stomaco;
- rallentamento della digestione durante l’attività intensa.
Tutti questi fattori aumentano la probabilità che piccole quantità di materiale gastrico raggiungano la laringe.
Tutti gli sport hanno lo stesso rischio?
Assolutamente no. Gli sport che più frequentemente favoriscono il reflusso sono quelli caratterizzati da:
- salti ripetuti;
- corsa ad alta intensità;
- piegamenti del tronco;
- aumento importante della pressione addominale;
- esercizi con carichi elevati.
Tra questi troviamo:
- corsa;
- triathlon;
- crossfit;
- body building;
- powerlifting;
- calcio;
- basket;
- tennis.
Il rischio aumenta ulteriormente durante gli allenamenti molto intensi.
Perché il sollevamento pesi favorisce il reflusso?
Durante il sollevamento di carichi elevati si esegue spesso inconsapevolmente la manovra di Valsalva, trattenendo il respiro.
Questo provoca:
- forte aumento della pressione addominale;
- aumento della pressione nello stomaco;
- maggiore probabilità che il contenuto gastrico superi gli sfinteri esofagei.
Nei soggetti predisposti anche pochi secondi di sforzo possono essere sufficienti a provocare episodi di reflusso.
Anche la corsa può provocare reflusso?
Sì. La corsa rappresenta uno degli sport maggiormente studiati.
Ogni appoggio del piede al suolo genera micro-impatti che aumentano la pressione sull’addome.
Inoltre:
- il continuo movimento verticale dello stomaco;
- la respirazione intensa;
- la ridotta digestione durante lo sforzo
favoriscono la risalita del materiale gastrico.
Per questo molti runner accusano tosse o raucedine al termine dell’allenamento.
Il nuoto protegge dal reflusso?
Non sempre. Nel nuoto possono contribuire:
- posizione orizzontale;
- compressione dell’addome;
- respirazione particolare;
- ingestione involontaria di aria.
Inoltre il cloro può irritare ulteriormente la mucosa laringea già infiammata dal reflusso.
Perché molti atleti hanno tosse cronica?
La tosse viene spesso interpretata come:
- asma;
- allergia;
- bronchite.
In realtà, in molti casi deriva dall’irritazione cronica della laringe provocata dal reflusso.
Il paziente presenta frequentemente:
- tosse durante lo sforzo;
- tosse dopo la corsa;
- tosse notturna;
- bisogno continuo di schiarire la gola.
Mangiare prima dell’allenamento aumenta il rischio?
Sì. Allenarsi subito dopo un pasto rappresenta uno dei principali fattori di rischio.
Durante la digestione lo stomaco è:
- più pieno;
- più disteso;
- sottoposto a maggiore pressione.
L’attività fisica favorisce quindi la risalita del contenuto gastrico.
In generale è consigliabile attendere:
- circa 2 ore dopo un pasto leggero;
- 3-4 ore dopo un pasto abbondante.
Quali alimenti aumentano il rischio di reflusso durante lo sport?
Prima dell’allenamento sarebbe opportuno limitare:
- pasti molto abbondanti;
- fritti;
- alimenti ricchi di grassi;
- cioccolato;
- menta;
- bevande gassate;
- caffè;
- alcolici;
- energy drink.
Anche alcuni gel energetici particolarmente acidi possono accentuare i sintomi nei soggetti predisposti.
Gli sportivi agonisti sono più colpiti?
Generalmente sì.
Gli atleti agonisti presentano spesso:
- allenamenti quotidiani;
- volumi elevati di esercizio;
- maggiore intensità;
- frequente utilizzo della respirazione forzata;
- periodi di stress psicofisico.
Tutti questi elementi possono aumentare gli episodi di reflusso laringo-faringeo.
È necessario smettere di fare sport?
Assolutamente no.
Nella maggior parte dei casi è sufficiente:
- individuare il tipo di sport maggiormente responsabile;
- modificare gli orari dei pasti;
- correggere alcune abitudini alimentari;
- evitare esercizi subito dopo mangiato;
- trattare correttamente il reflusso.
Con una diagnosi accurata e una terapia personalizzata la maggior parte dei pazienti può continuare tranquillamente la propria attività sportiva.
Ricorda:
- il reflusso laringo-faringeo è una malattia diversa dal reflusso gastro-esofageo: è una malattia di recente definizione scientifica, è più subdola e meno evidente del reflusso gastro-esofageo e non tutti i medici la conoscono o sono esperti nella sua gestione;
- il reflusso peggiora con l’inverno: presta particolare attenzione all’alimentazione e alla sedentarietà;
- il reflusso non colpisce solo adulti e anziani: è una patologia che interessa anche gli sportivi (che fanno immersioni subacquee), che interessa anche i bambini, gli adolescenti, le donne in gravidanza e anche i neonati e che può mimare condizioni particolarmente serie come la laringomalacia;
- la chirurgia non è sempre la soluzione a tutto: patologie come i polipi delle corde vocali, i tonsilloliti, come il russamento notturno, la sleep apnea o l’ipertrofia dei turbinati possono avere una correlazione con il reflusso laringo-faringeo e per questo motivo necessitano prima di un corretto inquadramento e di una corretta diagnosi che rappresenta sempre il primo passo per curare molti disturbi di orecchio, naso e gola, sia nei pazienti adulti che nei bambini;
- anche la gastroscopia non è sempre la risposta a tutto: è indicata solo in specifiche condizioni gastroenterologiche e non per la diagnosi del reflusso laringo-faringeo;
- la presenza di patologie gastriche come l’infezione da Helicobacter Pylori può spiegare l’assenza di miglioramento in molti pazienti affetti da reflusso: ecco perché è fondamentale un approccio globale a questa patologia che non si fermi alla sola valutazione delle corde vocali;
- la cura del microbioma intestinale può avere un ruolo importante: la disbiosi infatti può favorire il reflusso per mezzo di diversi meccanismi;
- non assumere terapie antibiotiche con semplicità alla prima febbre o al primo mal di gola: l’abuso degli antibiotici è tipico delle regioni del Sud, ma assumere l’antibiotico senza motivo per un mal di gola può esporre te o il tuo bambino ai rischi dell’assunzione di un farmaco (fotosensibilità, reazioni allergiche, shock anafilattico, etc) senza aiutarti a risolvere una infezione delle alte vie respiratorie che in realtà potrebbe dipendere da altro (reflusso laringo-faringeo, alga tossica, faringite di origine virale, da COVID-19, etc.);
- non somministrare a te stesso o ai tuoi bambini antinfiammatori o antipiretici con semplicità per curare il tuo mal di gola: anche questi farmaci non sono scevri da effetti collaterali indesiderati se assunti senza motivo;
- per prevenire episodi ricorrenti di infezioni a carico delle alte vie respiratorie segui i consigli del tuo otorino di fiducia: lavaggi nasali, haloterapia, ma anche cure termali, immunostimolanti e probiotici possono avere il loro razionale in pazienti pediatrici o adulti più fragili;
- lavora (e molto) sullo stile di vita, in particolar modo se vivi in aree geografiche con una particolare tradizione enogastronomica (come nel sud Italia, nella Puglia e a Bari): alimentazione (zucchero, pane, cioccolato, caffè, tipo di acqua, latte e lattosio, etc.), farmaci biologici innovativi per la cura dell’obesità, farmaci assunti per patologie croniche, abitudini di vita, fattori emozionali e stress influiscono (tanto) sul rapporto che il cervello ha con gli altri organi (con il sistema immunitario, con il sistema digerente, etc.);
- non tutti i farmaci per il reflusso sono uguali: Riopan, Gaviscon, Maalox, ognuno di essi contiene dei principi attivi differenti utili per raggiungere obiettivi diversi, non assumerli a caso;
- l’effetto degli inibitori di pompa protonica (PPI) non è uguale in tutti i pazienti: fare ricorso a nuove terapie per il reflusso (terapie sperimentali e terapie già in commercio come il Fexuprazan) non è stato ancora sufficientemente studiato per la gestione del reflusso laringo-faringeo;
- chi segue una terapia per il reflusso non deve necessariamente seguirla a vita: se segui un corretto stile di vita potrai pian piano evitare di assumere terapie;
- di fronte ad una malattia di cui non hai mai sentito parlare, non aver timore, sii scettico e fai domande al tuo medico: perché facciamo questo esame? è necessario? da cosa è determinata questa malattia? quali sono gli effetti collaterali di questo medicinale? e per quanto tempo devo prenderlo? ci sono rischi? dovrò fare un intervento?
- dopo essere stato dal tuo medico, chiediti: ha ascoltato pazientemente le mie preoccupazioni? mi ha spiegato adeguatamente le cure necessarie? era un buon comunicatore? mi guardava negli occhi mentre parlavamo? era empatico, paziente, affabile e professionale?
- se il medico non risponde alle tue domande: non aver timore di cambiare medico e chiedere un secondo o un terzo parere;
- non cercare le tue risposte sul Dr. Google: i meccanismi di indicizzazione di un argomento sui motori di ricerca presenti nel web seguono algoritmi che non corrispondono alla logica prevista dalla scienza medica e potrebbero darti false speranze o facili illusioni su un problema che magari non è associato al tuo quadro clinico, facendoti spaventare senza motivo o facendoti sottovalutare un problema che magari può essere molto serio.
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L'autore
Il Dott. Paolo Petrone è un medico, specialista in otorinolaringoiatria e chirurgia di testa e collo. Docente universitario abilitato a Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Audiologia e membro di diverse società medico-scientifiche di calibro nazionale e internazionale. È appassionato di tecnologia e utilizza con spirito critico le tecnologie dell’informazione per fare divulgazione scientifica e diffondere innovazione digitale.
Ha realizzato numerosi progetti tra cui, tra il 2017 e il 2019, una raccolta di quasi 20.000 firme che hanno contribuito alla stesura di un progetto di legge con successiva promulgazione in legge dello Stato (L. n.10 del 10/02/2020: “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica”).
Ha collaborato e collabora ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani e stranieri ed è autore e co-autore di articoli scientifici di ricerca nel campo delle patologie otorinolaringoiatriche, di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri e di testi divulgativi a contenuto scientifico.
Nel 2022 è stato autore della Relazione Ufficiale del 108° Congresso Nazionale della SIOeChCF – Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale: “Otorhinolaryngologists’ role in the management of epidemic respiratory human infectious disease COVID-19″. La Relazione è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Acta Otorhinolaryngologica Italica” (Journal Impact Factor: 2.618).
Riceve per appuntamento a Bari e Bitonto (Bari), ed esegue teleconsulti medici specialistici online.
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