
BARI, SETTEMBRE 2026 – Un bicchiere di vino a cena, una birra con gli amici o un aperitivo nel fine settimana fanno parte delle abitudini alimentari e sociali di moltissime persone. In una regione come la Puglia, dove la tradizione enogastronomica è profondamente legata alla cultura del territorio, dal vino alle specialità della cucina mediterranea, rinunciare completamente a questi momenti può sembrare difficile. Ma cosa succede quando compaiono bruciore di stomaco, rigurgito, tosse, raucedine, bisogno continuo di schiarire la voce o sensazione di corpo estraneo in gola? L’alcol può favorire o aggravare i sintomi del reflusso in alcune persone. Il problema, però, non riguarda soltanto l’alcol in sé: entrano in gioco anche la quantità consumata, la presenza di anidride carbonica, l’acidità della bevanda, il momento della giornata in cui viene assunta e soprattutto ciò che si mangia insieme alla bevanda.
Il collegamento è particolarmente interessante per l’otorinolaringoiatria, perché il contenuto gastrico può raggiungere non soltanto l’esofago, ma anche le strutture più alte dell’apparato respiratorio e digestivo, dando origine o contribuendo a sintomi compatibili con il reflusso laringofaringeo (LPR). Tra questi rientrano raucedine, tosse cronica, sensazione di corpo estraneo, irritazione della gola e disturbi della voce. È tuttavia importante una precisazione: avere questi sintomi non significa automaticamente avere una malattia da reflusso. Il reflusso laringofaringeo è infatti una condizione complessa e la diagnosi richiede una valutazione clinica appropriata.
In questo articolo vediamo quindi perché vino e birra possono aumentare il reflusso, se esiste una bevanda alcolica “migliore” delle altre e come comportarsi senza rinunciare necessariamente alla convivialità della tavola pugliese.
1. Perché l’alcol può aumentare il reflusso?
L’alcol può favorire il reflusso attraverso diversi meccanismi. Uno dei principali riguarda la barriera antireflusso rappresentata dallo sfintere esofageo inferiore, una sorta di “valvola” che normalmente impedisce al contenuto dello stomaco di risalire verso l’esofago.
L’alcol può interferire con la normale funzione di questa barriera e favorire episodi di rilassamento transitorio dello sfintere. Inoltre, alcune bevande alcoliche possono aumentare la probabilità di distensione gastrica o essere associate a pasti abbondanti, grassi o consumati in tarda serata.
La relazione, tuttavia, non è uguale per tutti. Le linee guida gastroenterologiche sottolineano infatti che l’effetto dell’alcol sul reflusso può variare in base alla bevanda e alla sensibilità individuale.
In pratica: se dopo aver bevuto alcol compaiono sistematicamente bruciore, rigurgito o sintomi alla gola, è ragionevole considerarlo un possibile fattore scatenante.
2. Il vino fa venire il reflusso?
Il vino può favorire i sintomi del reflusso in alcune persone, ma non significa che ogni bicchiere di vino provochi necessariamente reflusso. Nel vino entrano in gioco diversi fattori: alcol, acidità e quantità consumata.
Il vino viene spesso assunto durante pasti ricchi di grassi, salumi, formaggi, fritti o dolci. In questi casi può essere difficile stabilire se la comparsa dei sintomi sia dovuta esclusivamente al vino oppure alla combinazione di più fattori.
Per chi soffre di reflusso, quindi, la domanda corretta non è soltanto “vino sì o no?”, ma piuttosto: “Il vino è uno dei miei trigger personali?”
Tenere un piccolo diario alimentare può essere utile per individuare una relazione tra determinate bevande e la comparsa dei sintomi.
3. Vino rosso o vino bianco: quale è peggiore per il reflusso?
Questa è una delle domande che più spesso un paziente otorino pone al suo medico esperto di reflusso. Ma non esiste una regola universale secondo cui il vino rosso possa essere sempre peggiore del vino bianco, o viceversa. La risposta dipende dalla composizione della bevanda e dalla sensibilità individuale.
Il vino può contribuire ai sintomi attraverso l’alcol e la sua componente acida, mentre quantità elevate e consumo associato a pasti abbondanti possono aumentare ulteriormente la probabilità di disturbi.
Per questo motivo, in presenza di reflusso, non è corretto individuare un “vino ideale” valido per tutti. La scelta più prudente è quella che provoca meno sintomi, nella minore quantità possibile.
E se anche una piccola quantità determina regolarmente bruciore, rigurgito o sintomi laringei, la soluzione migliore non è cercare un’altra tipologia di vino, ma ridurne o evitarne il consumo.
4. La birra è peggiore del vino per il reflusso?
La birra presenta una caratteristica particolare: oltre all’alcol, contiene generalmente una quantità significativa di anidride carbonica.
Le bevande gassate possono aumentare la distensione dello stomaco e favorire condizioni che facilitano il reflusso. Le linee guida dell’American College of Gastroenterology includono infatti la riduzione delle bevande gassate tra le modifiche dello stile di vita potenzialmente utili nei pazienti con GERD.
La birra, inoltre, viene spesso consumata in quantità maggiori rispetto a un piccolo calice di vino. Per alcune persone, quindi, una birra può risultare più sintomatica di un bicchiere di vino.
La birra, però, può presentare un grande vantaggio correlato alla ormai enorme diffusione di birre analcoliche. E alla migliore palatabilità delle birre analcoliche, rispetto ai vini analcolici. Con l’eliminazione dell’alcol, infatti, si riduce uno degli elementi più reflussogeni in assoluto.
Ma anche in questo caso non esiste una regola assoluta: la risposta individuale conta molto.
5. Perché la birra può provocare più gonfiore e rigurgito?
Il problema può essere soprattutto la carbonazione. L’anidride carbonica aumenta il volume di gas presente nello stomaco e può favorire eruttazioni. In una persona predisposta al reflusso, questo può facilitare la risalita del contenuto gastrico verso l’esofago.
Questo spiega perché alcune persone riferiscono dopo la birra:
- gonfiore addominale;
- eruttazioni frequenti;
- senso di pienezza;
- rigurgito;
- bruciore retrosternale;
- irritazione della gola.
Se la birra viene consumata rapidamente, in grandi quantità o insieme a una cena abbondante, questi effetti possono essere ancora più evidenti.
6. Se soffro di reflusso laringofaringeo, devo eliminare completamente l’alcol?
Non necessariamente per tutti, ma nei periodi in cui i sintomi sono particolarmente intensi può essere utile sospendere completamente l’alcol e osservare l’evoluzione dei disturbi.
Nel reflusso laringofaringeo l’attenzione è particolarmente importante perché la laringe e la faringe sono strutture sensibili. Sintomi come raucedine, tosse, bisogno di schiarire continuamente la voce e sensazione di nodo in gola possono essere associati al reflusso, ma possono avere anche numerose altre cause.
Le strategie dietetiche e comportamentali rappresentano comunque una componente importante della gestione dei sintomi nei pazienti appropriati.
Attenzione però all’autodiagnosi: se la raucedine o altri sintomi della gola persistono, è opportuno un inquadramento otorinolaringoiatrico.
7. Esiste un alcolico “migliore” per chi soffre di reflusso?
La risposta più corretta è: non esiste un alcolico universalmente sicuro per il reflusso. È possibile però ragionare sui fattori che possono aumentare la probabilità di sintomi.
In generale:
Birra
- contiene alcol;
- è generalmente gassata;
- può essere consumata in quantità relativamente elevate.
Vino
- contiene alcol;
- presenta una componente acida;
- può essere consumato insieme a pasti abbondanti.
Superalcolici
- presentano concentrazioni di alcol molto più elevate;
- possono essere particolarmente irritanti per alcune persone;
- vengono spesso utilizzati nei cocktail insieme ad altre sostanze potenzialmente problematiche, come bevande gassate o agrumi.
Per una persona con reflusso, quindi, il criterio non dovrebbe essere “qual è l’alcolico meno dannoso?”, ma piuttosto “quanto alcol posso assumere senza scatenare i miei sintomi?”
E in alcune persone la risposta può essere semplicemente: nessuno.
8. È peggio bere alcol a stomaco vuoto o durante un pasto?
Dal punto di vista del reflusso, il problema non è soltanto la presenza dell’alcol, ma l’intero contesto. Bere molto alcol e contemporaneamente consumare un pasto abbondante, grasso o particolarmente speziato può aumentare la probabilità di sintomi.
Anche il momento della giornata è importante.
Una delle raccomandazioni più consolidate nella gestione del reflusso gastroesofageo è evitare di coricarsi subito dopo aver mangiato. Le linee guida americane di gastroenterologia suggeriscono di evitare i pasti nelle 2-3 ore precedenti il momento di andare a letto. Questo aspetto è particolarmente importante dopo una cena accompagnata da vino o altri alcolici.
Un bicchiere bevuto durante una cena leggera e terminata diverse ore prima di coricarsi non equivale, dal punto di vista del reflusso, a diversi drink consumati a tarda notte prima di andare a letto.
9. Come posso continuare a vivere la tradizione enogastronomica pugliese senza peggiorare il reflusso?
Questa è probabilmente la domanda più importante per chi vive a Bari e in Puglia.
La nostra tradizione alimentare offre moltissimi alimenti compatibili con un modello mediterraneo, ma alcuni piatti possono diventare problematici quando vengono associati a porzioni abbondanti, cibi molto grassi, fritti, alcol e pasti consumati molto tardi. Pensiamo, per esempio, a una cena conviviale con focaccia, fritture, formaggi, salumi, primi piatti elaborati, dolci e vino.
Non è necessariamente un singolo alimento il problema: spesso è la somma dei fattori.
Per chi soffre di reflusso può essere utile:
- ridurre le quantità;
- mangiare lentamente;
- limitare le fritture e i pasti molto grassi;
- evitare di coricarsi subito dopo cena;
- bere acqua durante il pasto;
- limitare l’alcol se rappresenta un trigger;
- evitare di concentrare gran parte delle calorie della giornata nella cena;
- individuare attraverso l’esperienza personale gli alimenti che peggiorano realmente i sintomi.
La cucina pugliese non deve quindi necessariamente diventare sinonimo di “dieta da reflusso”. Al contrario, la tradizione mediterranea pugliese, quando interpretata attraverso porzioni equilibrate, alimenti freschi e preparazioni semplici, può essere perfettamente compatibile con un’alimentazione orientata alla salute.
Il punto non è rinunciare alla convivialità di una tavola di Bari, ma imparare a riconoscere quali combinazioni e quantità sono più problematiche per il proprio organismo.
10. Qual è la strategia migliore se vino o birra mi provocano reflusso e sintomi alla gola?
La prima strategia è molto semplice: sperimentare una riduzione o una sospensione dell’alcol e osservare se i sintomi migliorano. Se il problema persiste, però, non bisogna attribuire automaticamente tutto al reflusso.
Raucedine, tosse cronica, sensazione di corpo estraneo, bruciore faringeo e necessità di schiarire la voce possono avere numerose cause. Le attuali conoscenze sul reflusso laringofaringeo invitano infatti a una valutazione più precisa e multidisciplinare, evitando di considerare ogni sintomo della gola come conseguenza del reflusso.
Una valutazione da parte dell’otorinolaringoiatra può essere indicata soprattutto quando i sintomi sono persistenti, ricorrenti o associati a alterazioni della voce, difficoltà a deglutire o altri disturbi delle vie aero-digestive superiori.
11. Quindi chi soffre di reflusso cosa deve scegliere: vino o birra?
Se l’obiettivo è ridurre il rischio di sintomi da reflusso, non esiste una classifica assoluta: birra ≠ automaticamente peggiore del vino e vino ≠ automaticamente più sicuro della birra.
La birra può essere particolarmente problematica per la combinazione di alcol e carbonazione; il vino combina invece alcol e acidità. La risposta dipende dalla quantità, dalla frequenza, dal pasto associato e soprattutto dalla sensibilità individuale.
Per chi soffre di reflusso, la scelta più efficace può quindi essere: meno alcol, quantità più piccole, niente consumo a tarda sera e attenzione ai propri sintomi.
E quando i disturbi persistono, è più utile cercare una diagnosi corretta piuttosto che continuare a cambiare tipo di vino o birra.
Ricorda:
- il reflusso laringo-faringeo è una malattia diversa dal reflusso gastro-esofageo: è una malattia di recente definizione scientifica, è più subdola e meno evidente del reflusso gastro-esofageo e non tutti i medici la conoscono o sono esperti nella sua gestione;
- il reflusso peggiora con l’inverno: presta particolare attenzione all’alimentazione e alla sedentarietà;
- il reflusso non colpisce solo adulti e anziani: è una patologia che interessa anche gli sportivi (quelli che fanno corsa, pesistica, nuoto, e quelli che fanno immersioni subacquee), che interessa anche i bambini, gli adolescenti, le donne in gravidanza e anche i neonati e che può mimare condizioni particolarmente serie come la laringomalacia;
- la chirurgia non è sempre la soluzione a tutto: patologie come i polipi delle corde vocali, i tonsilloliti, come il russamento notturno, la sensazione di nodo in gola, la sleep apnea o l’ipertrofia dei turbinati possono avere una correlazione con il reflusso laringo-faringeo e per questo motivo necessitano prima di un corretto inquadramento e di una corretta diagnosi che rappresenta sempre il primo passo per curare molti disturbi di orecchio, naso e gola, sia nei pazienti adulti che nei bambini;
- anche la gastroscopia non è sempre la risposta a tutto: è indicata solo in specifiche condizioni gastroenterologiche e non per la diagnosi del reflusso laringo-faringeo;
- la presenza di patologie gastriche come l’ernia iatale o l’infezione da Helicobacter Pylori può spiegare l’assenza di miglioramento in molti pazienti affetti da reflusso: ecco perché è fondamentale un approccio globale a questa patologia che non si fermi alla sola valutazione delle corde vocali;
- la cura del microbioma intestinale può avere un ruolo importante: la disbiosi infatti può favorire il reflusso per mezzo di diversi meccanismi;
- non assumere terapie antibiotiche con semplicità alla prima febbre o al primo mal di gola: l’abuso degli antibiotici è tipico delle regioni del Sud, ma assumere l’antibiotico senza motivo per un mal di gola può esporre te o il tuo bambino ai rischi dell’assunzione di un farmaco (fotosensibilità, reazioni allergiche, shock anafilattico, etc) senza aiutarti a risolvere una infezione delle alte vie respiratorie che in realtà potrebbe dipendere da altro (reflusso laringo-faringeo, alga tossica, faringite di origine virale, da COVID-19, etc.);
- non somministrare a te stesso o ai tuoi bambini antinfiammatori o antipiretici con semplicità per curare il tuo mal di gola: anche questi farmaci non sono scevri da effetti collaterali indesiderati se assunti senza motivo;
- per prevenire episodi ricorrenti di infezioni a carico delle alte vie respiratorie segui i consigli del tuo otorino di fiducia: lavaggi nasali, haloterapia, ma anche cure termali, immunostimolanti e probiotici possono avere il loro razionale in pazienti pediatrici o adulti più fragili;
- fai attenzione all’abuso di vitamine, amminoacidi e integratori da banco: molti di questi prodotti possono contenere eccipienti e altre sostanze necessarie per la conservazione del prodotto che possono peggiorare il reflusso;
- lavora (e molto) sullo stile di vita, in particolar modo se vivi in aree geografiche con una particolare tradizione enogastronomica (come nel sud Italia, nella Puglia e a Bari): alimentazione (zucchero, pane, cioccolato, caffè, tipo di acqua, latte e lattosio, conservanti e acidificanti etc.), farmaci biologici innovativi per la cura dell’obesità, farmaci assunti per patologie croniche, abitudini di vita, fattori emozionali e stress influiscono (tanto) sul rapporto che il cervello ha con gli altri organi (con il sistema immunitario, con il sistema digerente, etc.);
- non tutti i farmaci per il reflusso sono uguali: Riopan, Gaviscon, Maalox, ognuno di essi contiene dei principi attivi differenti utili per raggiungere obiettivi diversi, non assumerli a caso;
- l’effetto degli inibitori di pompa protonica (PPI) non è uguale in tutti i pazienti: fare ricorso a nuove terapie per il reflusso (terapie sperimentali e terapie già in commercio come il Fexuprazan) non è stato ancora sufficientemente studiato per la gestione del reflusso laringo-faringeo;
- chi segue una terapia per il reflusso non deve necessariamente seguirla a vita: se segui un corretto stile di vita potrai pian piano evitare di assumere terapie;
- di fronte ad una malattia di cui non hai mai sentito parlare, non aver timore, sii scettico e fai domande al tuo medico: perché facciamo questo esame? è necessario? da cosa è determinata questa malattia? quali sono gli effetti collaterali di questo medicinale? e per quanto tempo devo prenderlo? ci sono rischi? dovrò fare un intervento?
- dopo essere stato dal tuo medico, chiediti: ha ascoltato pazientemente le mie preoccupazioni? mi ha spiegato adeguatamente le cure necessarie? era un buon comunicatore? mi guardava negli occhi mentre parlavamo? era empatico, paziente, affabile e professionale?
- se il medico non risponde alle tue domande: non aver timore di cambiare medico e chiedere un secondo o un terzo parere;
- non cercare le tue risposte sul Dr. Google: i meccanismi di indicizzazione di un argomento sui motori di ricerca presenti nel web seguono algoritmi che non corrispondono alla logica prevista dalla scienza medica e potrebbero darti false speranze o facili illusioni su un problema che magari non è associato al tuo quadro clinico, facendoti spaventare senza motivo o facendoti sottovalutare un problema che magari può essere molto serio.
Vino, birra e altri alcolici possono rappresentare un fattore scatenante o aggravante del reflusso in alcune persone, ma il rapporto non è uguale per tutti.
L’alcol può interagire con i meccanismi che regolano la barriera antireflusso; la birra aggiunge l’effetto della carbonazione, mentre il vino presenta anche una componente acida. A tutto questo si sommano quantità consumate, alimenti associati, orario del pasto e posizione del corpo dopo cena.
Per chi vive a Bari o in altre città pugliesi, questo non significa necessariamente dover rinunciare alla cultura del cibo, al vino del territorio o alla convivialità che caratterizza la tradizione enogastronomica pugliese. Significa piuttosto imparare a consumare questi prodotti con maggiore consapevolezza, riconoscendo i propri fattori scatenanti e privilegiando moderazione, equilibrio e tempi corretti dei pasti.
Dal punto di vista dell’otorinolaringoiatria, infine, è importante ricordare che tosse, raucedine, catarro, bisogno di schiarire la voce o sensazione di nodo alla gola non devono essere automaticamente attribuiti al reflusso laringofaringeo. Quando i sintomi persistono, una valutazione specialistica permette di distinguere il reflusso da altre possibili cause e di impostare il percorso diagnostico e terapeutico più appropriato.
Ascolta il tuo medico. La miglior difesa per te e per la tua salute è lui: un medico di cui ti fidi.
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L'autore
Il Dott. Paolo Petrone è un medico, specialista in otorinolaringoiatria e chirurgia di testa e collo. Docente universitario abilitato a Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Audiologia e membro di diverse società medico-scientifiche di calibro nazionale e internazionale. È appassionato di tecnologia e utilizza con spirito critico le tecnologie dell’informazione per fare divulgazione scientifica e diffondere innovazione digitale.
Ha realizzato numerosi progetti tra cui, tra il 2017 e il 2019, una raccolta di quasi 20.000 firme che hanno contribuito alla stesura di un progetto di legge con successiva promulgazione in legge dello Stato (L. n.10 del 10/02/2020: “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica”).
Ha collaborato e collabora ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani e stranieri ed è autore e co-autore di articoli scientifici di ricerca nel campo delle patologie otorinolaringoiatriche, di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri e di testi divulgativi a contenuto scientifico.
Nel 2022 è stato autore della Relazione Ufficiale del 108° Congresso Nazionale della SIOeChCF – Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale: “Otorhinolaryngologists’ role in the management of epidemic respiratory human infectious disease COVID-19″. La Relazione è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Acta Otorhinolaryngologica Italica” (Journal Impact Factor: 2.618).
Riceve per appuntamento a Bari e Bitonto (Bari), ed esegue teleconsulti medici specialistici online.
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