News | 25 Agosto 2026

Reflusso laringo-faringeo e celiachia: c’è una correlazione che può aumentare il reflusso nelle alte vie respiratorie? L’opinione dell’otorino

Reflusso laringo-faringeo e celiachia: c’è una correlazione che può aumentare il reflusso nelle alte vie respiratorie? L’opinione dell’otorino

BARI, AGOSTO 2026 – Il reflusso laringo-faringeo è una condizione caratterizzata dalla risalita verso la faringe e la laringe di materiale proveniente dallo stomaco e dall’esofago. Può manifestarsi con sintomi molto diversi: raucedine, necessità di schiarire frequentemente la voce, tosse cronica, sensazione di corpo estraneo in gola, muco persistente, bruciore faringeo o alterazioni della voce. Ma cosa succede quando questi disturbi compaiono in una persona affetta da celiachia? Esiste realmente una relazione tra celiachia e reflusso?

Le evidenze scientifiche più recenti suggeriscono che una correlazione esiste, soprattutto tra celiachia non trattata e malattia da reflusso gastroesofageo. Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2024 ha evidenziato che le persone con celiachia che consumano glutine presentano una probabilità maggiore di avere reflusso gastroesofageo rispetto ai controlli e, soprattutto, che una dieta rigorosamente priva di glutine può ridurre significativamente i sintomi da reflusso.

Questo non significa, però, che la celiachia sia automaticamente la causa del reflusso laringo-faringeo. Il rapporto è più complesso e sembra coinvolgere l’infiammazione intestinale, le alterazioni della motilità gastrointestinale, lo svuotamento gastrico e alcuni meccanismi neuro-ormonali che possono favorire la risalita del contenuto gastrico.

Vediamo quindi, attraverso 10 domande e risposte, che cosa sappiamo oggi sul rapporto tra celiachia e reflusso e perché questo argomento può essere importante anche per il medico otorinolaringoiatra.

Per cominciare, celiachia e malattia da reflusso sono realmente correlati?

Sì, esiste un’associazione documentata, soprattutto tra celiachia e reflusso gastroesofageo. Una recente revisione sistematica e meta-analisi ha analizzato 31 studi e ha rilevato che i soggetti con celiachia che seguivano una dieta contenente glutine avevano una probabilità di presentare MRGE circa tre volte superiore rispetto ai controlli. Il rapporto risultava ancora più evidente nel confronto con persone celiache che seguivano una dieta priva di glutine.

È importante tuttavia distinguere l’associazione dalla causalità. La presenza della celiachia non significa che ogni paziente svilupperà reflusso e, allo stesso modo, avere reflusso non significa essere celiaci.

Perché la celiachia può favorire il reflusso?

Il meccanismo non è ancora completamente chiarito, ma l’ipotesi più interessante riguarda il duodeno. Nella celiachia non trattata, l’assunzione di glutine determina una risposta immunitaria con infiammazione e alterazione della mucosa dell’intestino tenue. Questa condizione può interferire con il normale funzionamento dell’apparato digerente e con la motilità gastrointestinale.

Il duodeno, infatti, non è semplicemente un tubo di passaggio per gli alimenti: comunica attraverso complessi meccanismi nervosi e ormonali con stomaco ed esofago. Un’alterazione della sua funzione può quindi modificare la motilità delle porzioni superiori dell’apparato digerente e favorire condizioni che aumentano gli episodi di reflusso.

L’infiammazione intestinale può aumentare il reflusso?

È una delle ipotesi più interessanti attualmente studiate. L’infiammazione duodenale associata alla celiachia potrebbe modificare i normali segnali che regolano la motilità dello stomaco e dell’esofago. In alcuni pazienti sono state inoltre osservate alterazioni della pressione dello sfintere esofageo inferiore, una struttura fondamentale per limitare la risalita del contenuto gastrico.

In altre parole, il problema potrebbe non essere semplicemente rappresentato da una maggiore produzione di acido, ma da una alterazione del funzionamento complessivo dell’apparato gastrointestinale.

La celiachia può rallentare lo svuotamento dello stomaco?

In alcuni pazienti con celiachia non trattata sono state descritte alterazioni della motilità gastrointestinale, compreso un ritardo dello svuotamento gastrico.

Se lo stomaco rimane pieno più a lungo, aumenta la possibilità che il contenuto gastrico risalga verso l’esofago, soprattutto in presenza di altri fattori favorenti come pasti abbondanti, posizione sdraiata dopo il pasto, sovrappeso o alterazioni della funzione dello sfintere esofageo inferiore. Questo rappresenta un possibile collegamento tra infiammazione intestinale, alterazioni della motilità e reflusso.

È quindi proprio il glutine a provocare il reflusso?

Non possiamo affermarlo in questi termini. Nella persona celiaca, il glutine rappresenta il fattore che innesca la risposta immunitaria responsabile della malattia. Il problema, quindi, non è semplicemente che il glutine sia un alimento “acido” o che provochi direttamente la risalita del contenuto gastrico.

È più corretto pensare a una sequenza:

glutine → risposta immunitaria → infiammazione duodenale → alterazioni della funzione gastrointestinale → possibile aumento della predisposizione al reflusso.

La ricerca suggerisce proprio che l’infiammazione intestinale possa rappresentare uno dei meccanismi attraverso cui la celiachia favorisce il reflusso.

La dieta senza glutine può migliorare il reflusso?

In alcuni pazienti celiaci sì, e questo è uno degli aspetti più interessanti della relazione tra le due condizioni. La meta-analisi del 2024 ha evidenziato che una dieta priva di glutine è associata a una significativa riduzione della probabilità di persistenza o ricomparsa dei sintomi da reflusso nei pazienti con celiachia.

Già studi precedenti avevano osservato che, nei pazienti celiaci con esofagite da reflusso, l’introduzione della dieta senza glutine era associata a una riduzione delle recidive dei sintomi.

Questo non significa che la dieta senza glutine sia una terapia generale per il reflusso in chiunque. La dieta senza glutine è fondamentale nella celiachia diagnosticata, ma non deve essere iniziata autonomamente solo perché si soffre di reflusso.

Se ho reflusso laringo-faringeo devo fare il test per la celiachia?

Non automaticamente. La presenza isolata di sintomi compatibili con reflusso laringo-faringeo non è sufficiente per diagnosticare una celiachia.

Tuttavia, la ricerca di una possibile celiachia può essere presa in considerazione quando il quadro clinico presenta altri elementi suggestivi, soprattutto in presenza di disturbi gastrointestinali, alterazioni dell’alvo, anemia o carenze nutrizionali non spiegate, perdita di peso, familiarità per celiachia o altre condizioni associate.

Inoltre, la recente evidenza di una forte associazione tra celiachia e MRGE suggerisce che nei pazienti con reflusso gastroesofageo persistente e caratteristiche cliniche compatibili possa essere ragionevole considerare anche la celiachia nella diagnosi differenziale.

Il reflusso laringo-faringeo è la stessa cosa del reflusso gastroesofageo?

No. Il reflusso gastroesofageo riguarda principalmente la risalita del contenuto gastrico nell’esofago e può manifestarsi con pirosi, rigurgito e altri sintomi tipici.

Nel reflusso laringo-faringeo, invece, si ipotizza la presenza di materiale refluito che raggiunge le regioni più prossimali dell’apparato aerodigestivo, con possibile coinvolgimento di faringe e laringe.

Per questo motivo un paziente può presentare raucedine, tosse, globus, necessità di schiarire la voce o disturbi faringei senza avere necessariamente la classica sensazione di bruciore retrosternale.

Dal punto di vista otorinolaringoiatrico, è quindi fondamentale non attribuire automaticamente ogni sintomo della gola al reflusso: molte condizioni possono produrre sintomi simili e la diagnosi deve essere costruita sulla storia clinica e sull’esame obiettivo.

La celiachia può spiegare un reflusso che non risponde ai farmaci?

Può essere uno degli elementi da considerare, ma non è necessariamente la spiegazione. Quando i sintomi attribuiti al reflusso persistono nonostante una terapia apparentemente corretta, è importante chiedersi se la diagnosi iniziale sia realmente corretta e se siano presenti altri fattori responsabili dei disturbi.

In un paziente con sintomi persistenti e caratteristiche cliniche compatibili con celiachia, quest’ultima può rappresentare una delle condizioni da ricercare.

È inoltre importante ricordare che non tutti i sintomi persistenti dopo una terapia antireflusso sono necessariamente dovuti alla presenza di acido. Il quadro clinico può essere influenzato da alterazioni motorie, ipersensibilità, disturbi funzionali o da condizioni completamente diverse dal reflusso.

Che cosa deve fare l’otorinolaringoiatra davanti a un paziente con reflusso e possibile celiachia?

L’otorinolaringoiatra può avere un ruolo importante soprattutto quando il paziente presenta sintomi persistenti a carico della gola o della laringe.

La valutazione dovrebbe innanzitutto stabilire se i sintomi siano realmente compatibili con un quadro di reflusso e se esistano altre possibili cause. L’esame otorinolaringoiatrico, eventualmente integrato dalla fibrolaringoscopia quando indicata, consente di valutare la laringe e le vie aerodigestive superiori.

Se dalla storia clinica emergono elementi suggestivi di una patologia gastrointestinale, può essere opportuno un approccio multidisciplinare con il medico di medicina generale e il gastroenterologo.

In presenza di sospetta celiachia è particolarmente importante non iniziare una dieta senza glutine prima di completare l’iter diagnostico, perché l’eliminazione del glutine può modificare i risultati degli esami utilizzati per la diagnosi.

 


Ricorda:

Il rapporto tra celiachia e reflusso è più interessante e complesso di quanto si possa pensare. Le evidenze disponibili indicano che la celiachia, soprattutto quando non trattata e in presenza di consumo di glutine, è associata a una maggiore frequenza di malattia da reflusso gastroesofageo. Una recente meta-analisi ha evidenziato un’associazione significativa e ha mostrato che la dieta senza glutine, nei pazienti celiaci, può ridurre in maniera importante la persistenza o la ricomparsa dei sintomi da reflusso.

Il possibile meccanismo non sembra essere riconducibile semplicemente al glutine, ma potrebbe coinvolgere l’infiammazione duodenale, le alterazioni della motilità gastrointestinale, lo svuotamento gastrico e la funzione dello sfintere esofageo inferiore.

Per l’otorinolaringoiatra questo collegamento è particolarmente interessante quando un paziente presenta sintomi persistenti a carico della laringe e della faringe e contemporaneamente manifesta altri disturbi che possono far sospettare una patologia gastrointestinale.

La cosa più importante, tuttavia, è evitare semplificazioni: non tutti i pazienti con reflusso laringo-faringeo sono celiaci e non tutti i pazienti celiaci hanno reflusso. La diagnosi deve essere individualizzata e, quando necessario, costruita attraverso la collaborazione tra otorinolaringoiatra, gastroenterologo e medico di medicina generale.

Comprendere questa possibile relazione significa quindi non cercare una singola causa per tutti i sintomi, ma considerare il paziente nella sua globalità e individuare, quando presenti, i fattori che possono contribuire al problema.

Ascolta il tuo medico. La miglior difesa per te e per la tua salute è lui: un medico di cui ti fidi.


 

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paolo petrone
L'autore

Il Dott. Paolo Petrone è un medico, specialista in otorinolaringoiatria e chirurgia di testa e collo. Docente universitario abilitato a Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Audiologia e membro di diverse società medico-scientifiche di calibro nazionale e internazionale. È appassionato di tecnologia e utilizza con spirito critico le tecnologie dell’informazione per fare divulgazione scientifica e diffondere innovazione digitale.

Ha realizzato numerosi progetti tra cui, tra il 2017 e il 2019, una raccolta di quasi 20.000 firme che hanno contribuito alla stesura di un progetto di legge con successiva promulgazione in legge dello Stato (L. n.10 del 10/02/2020: “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica”).

Ha collaborato e collabora ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani e stranieri ed è autore e co-autore di articoli scientifici di ricerca nel campo delle patologie otorinolaringoiatriche, di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri e di testi divulgativi a contenuto scientifico.

Nel 2022 è stato autore della Relazione Ufficiale del 108° Congresso Nazionale della SIOeChCF – Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale: “Otorhinolaryngologists’ role in the management of epidemic respiratory human infectious disease COVID-19″. La Relazione è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Acta Otorhinolaryngologica Italica” (Journal Impact Factor: 2.618).

Riceve per appuntamento a Bari e Bitonto (Bari), ed esegue teleconsulti medici specialistici online.

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