
BARI, SETTEMBRE 2026 – Con il passare degli anni può capitare di sentirsi meno stabili quando si cammina, quando ci si alza rapidamente da una sedia oppure quando si percorrono superfici irregolari. A volte si manifesta una vera e propria sensazione di instabilità; altre volte ci si accorge semplicemente di avere bisogno di maggiore attenzione per mantenere l’equilibrio.
Ma perché succede? L’equilibrio non dipende da un unico organo. È il risultato della collaborazione continua tra orecchio interno e sistema vestibolare, vista, sensibilità dei piedi e delle articolazioni, muscoli, cervello e sistema nervoso. Con l’età, tutti questi sistemi possono diventare meno efficienti e, soprattutto, può ridursi la capacità del cervello di integrare rapidamente informazioni diverse e modificare la strategia utilizzata per mantenere la stabilità.
È proprio questo uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca: l’invecchiamento non comporta soltanto una perdita di forza, ma anche una minore capacità di adattarsi rapidamente alle variazioni dell’ambiente.
Per questo motivo, quando una persona anziana riferisce instabilità o frequenti perdite di equilibrio, è importante non liquidare il problema come una normale conseguenza dell’età. Una valutazione otorinolaringoiatrica, e in particolare dell’apparato vestibolare, può aiutare a capire quali meccanismi siano coinvolti.
Perché con l’età perdiamo l’equilibrio? 10 domande e risposte
1. L’equilibrio dipende dall’orecchio?
Sì, ma non soltanto dall’orecchio. Nell’orecchio interno si trova il sistema vestibolare, una struttura fondamentale per percepire i movimenti della testa e la posizione del corpo nello spazio.
È formato dai canali semicircolari e dagli organi otolitici, utricolo e sacculo. I primi rilevano soprattutto le accelerazioni angolari della testa, mentre utricolo e sacculo contribuiscono alla percezione delle accelerazioni lineari e della posizione rispetto alla gravità. Queste informazioni vengono continuamente confrontate dal cervello con quelle provenienti dagli occhi e dai recettori presenti nei muscoli, nelle articolazioni e nei piedi.
Per questo l’orecchio interno è un elemento fondamentale nella valutazione delle vertigini e dei disturbi dell’equilibrio in otorinolaringoiatria.
2. Che cosa cambia nell’apparato vestibolare con l’età?
Con l’invecchiamento possono verificarsi modificazioni sia a livello delle strutture vestibolari periferiche sia nel modo in cui il sistema nervoso centrale elabora le informazioni provenienti dall’apparato vestibolare.
Possono ridursi alcune delle cellule sensoriali e delle fibre nervose coinvolte nella trasmissione del segnale vestibolare e possono diventare meno efficienti alcuni riflessi fondamentali per stabilizzare lo sguardo durante i movimenti della testa.
Il risultato può essere una maggiore difficoltà a mantenere la stabilità, soprattutto in condizioni nelle quali le informazioni provenienti dagli altri sensi sono meno affidabili.
3. Perché al buio è più difficile mantenere l’equilibrio?
Perché quando manca la vista il cervello perde una delle sue principali fonti di informazioni sull’ambiente.
Una persona giovane e sana può compensare abbastanza efficacemente la riduzione di uno dei sistemi sensoriali utilizzando gli altri. Con l’età, invece, questa capacità di compensazione può diventare meno efficiente.
Gli anziani tendono infatti a fare maggiore affidamento sulla vista per mantenere la stabilità posturale. Quando l’informazione visiva viene improvvisamente ridotta, ad esempio al buio, il sistema può trovarsi in maggiore difficoltà.
Questo spiega perché camminare di notte, alzarsi dal letto al buio o percorrere ambienti poco illuminati può aumentare il rischio di perdere l’equilibrio.
4. Che cos’è la propriocezione e perché diventa importante con l’età?
La propriocezione è la capacità tattile di percepire la posizione e il movimento delle diverse parti del corpo anche senza guardarle.
Grazie alla propriocezione il cervello sa, per esempio, come sono posizionati i piedi rispetto al terreno, quanto sono piegate le ginocchia e come sta cambiando la posizione del corpo.
Con l’età possono diminuire la sensibilità e la precisione di questi segnali, mentre anche la loro elaborazione a livello cerebrale può diventare meno efficiente.
Il risultato è che il corpo può avere maggiori difficoltà a correggere rapidamente una piccola perdita di stabilità.
5. È vero che con l’età il problema non è soltanto “avere meno forza”?
Sì. È uno degli aspetti più importanti.
La riduzione della forza muscolare contribuisce certamente all’instabilità, ma non è l’unico fattore.
Per mantenere l’equilibrio il sistema nervoso deve continuamente scegliere quale strategia utilizzare. Se una persona inciampa, cambia improvvisamente direzione o cammina su una superficie irregolare, deve modificare rapidamente la posizione del corpo e attivare i muscoli appropriati.
Con l’invecchiamento può diminuire la capacità di adattare rapidamente la risposta motoria alle nuove condizioni.
È quindi possibile immaginare l’equilibrio come una sorta di “sistema di controllo automatico” che con gli anni può diventare meno rapido e meno flessibile.
6. Perché camminare su una superficie irregolare può diventare più difficile?
Su un pavimento perfettamente stabile, i segnali provenienti da piedi, articolazioni, occhi e apparato vestibolare sono relativamente semplici da interpretare.
Su una superficie irregolare, invece, il cervello deve elaborare continuamente informazioni nuove e modificare la risposta dei muscoli.
Con l’età può ridursi la capacità di adattarsi rapidamente a queste variazioni. Gli studi sulla marcia nell’anziano mostrano infatti modificazioni della velocità e della variabilità del passo, associate a una maggiore difficoltà nell’affrontare perturbazioni dell’ambiente.
Per questo una persona può camminare tranquillamente in casa e sentirsi molto meno sicura su un terreno sconnesso, su un prato o su una strada con pavimentazione irregolare.
7. Perdere l’equilibrio significa avere necessariamente una malattia dell’orecchio?
No. L’instabilità dell’anziano è spesso multifattoriale.
Possono contribuire:
- riduzione della funzione vestibolare;
- problemi della vista;
- diminuzione della sensibilità dei piedi;
- riduzione della forza muscolare;
- rigidità articolare;
- alterazioni della marcia;
- alcuni disturbi neurologici;
- riduzione della capacità di elaborare rapidamente le informazioni sensoriali;
- alcuni farmaci.
La ricerca mostra infatti che il rischio di instabilità aumenta quando sono presenti contemporaneamente alterazioni di più sistemi.
Questo è anche il motivo per cui una corretta valutazione delle vertigini e dell’instabilità non dovrebbe limitarsi a cercare una singola causa.
8. Quando è opportuno rivolgersi all’otorinolaringoiatra?
È consigliabile effettuare una valutazione medica quando la perdita di equilibrio è nuova, persistente, progressiva o associata ad altri sintomi.
Particolare attenzione meritano:
- episodi di vertigine;
- sensazione di instabilità durante la marcia;
- difficoltà a mantenere l’equilibrio al buio;
- cadute o quasi-cadute ripetute;
- oscillopsia, cioè la sensazione che l’ambiente “si muova” durante i movimenti della testa;
- acufeni o diminuzione dell’udito associati alle vertigini;
- instabilità comparsa dopo un episodio vestibolare;
- peggioramento improvviso dell’equilibrio.
L’otorinolaringoiatra esperto di vestibologia può valutare il funzionamento dell’apparato vestibolare e stabilire se siano necessari ulteriori approfondimenti.
9. Esistono esami per capire se l’orecchio interno contribuisce alla perdita di equilibrio?
Sì. La valutazione vestibolare può comprendere diversi esami, scelti in base ai sintomi e al sospetto diagnostico.
Tra questi possono rientrare test della funzione vestibolare, valutazione dei movimenti oculari e del riflesso vestibolo-oculare, prove posturali e altri esami specifici.
L’obiettivo non è semplicemente stabilire se una persona “ha le vertigini”, ma cercare di capire quale componente del sistema dell’equilibrio non sta funzionando correttamente.
Questo approccio è particolarmente importante nell’anziano, perché un deficit vestibolare può sommarsi a problemi visivi, muscolari e propriocettivi.
10. Si può fare qualcosa per mantenere un buon equilibrio anche con l’età?
Sì. L’invecchiamento non significa necessariamente perdere l’equilibrio.
L’attività fisica regolare e gli esercizi mirati possono contribuire a mantenere o migliorare le capacità di equilibrio, soprattutto quando comprendono componenti sensorimotorie, propriocettive e di controllo posturale. Alcuni studi hanno rilevato miglioramenti di diversi parametri dell’equilibrio dopo programmi di esercizio propriocettivo e sensorimotorio.
Quando esiste un vero disturbo vestibolare, quindi, la riabilitazione vestibolare può essere parte importante del percorso terapeutico. L’obiettivo non è soltanto “rafforzare le gambe”, ma allenare il cervello a utilizzare nel modo più efficace possibile le informazioni provenienti da orecchio interno, occhi, articolazioni e muscoli.
Perché il problema può diventare evidente proprio in alcune situazioni?
Un aspetto interessante è che una persona può avere un sistema dell’equilibrio già parzialmente compromesso senza accorgersene nella vita quotidiana.
Il problema emerge quando viene richiesto al sistema un lavoro maggiore.
Per esempio:
- Camminare normalmente → relativamente facile.
- Camminare al buio → viene meno una parte dell’informazione visiva.
- Camminare su una superficie irregolare → aumenta la necessità di informazioni propriocettive.
- Girare rapidamente la testa mentre si cammina → aumenta il lavoro richiesto al sistema vestibolare e al riflesso vestibolo-oculare.
- Affrontare contemporaneamente più stimoli → il cervello deve integrare rapidamente informazioni provenienti da diversi sistemi.
È proprio nelle situazioni di “stress” del sistema dell’equilibrio che possono diventare evidenti deficit che nella vita quotidiana erano stati compensati.
Ricorda:
non tutte le forme di vertigini sono uguali: alcune possono essere causate da un disturbo dell’organo dell’equilibrio presente nell’orecchio, altre possono essere causate dal sistema nervoso centrale, da una disfunzione della colonna vertebrale, da patologie cardiologiche, dall’utilizzo di farmaci, e molto altro ancora;
non tutte le forme di vertigini causate dall’orecchio sono uguali: mentre la Vertigine Posizionale Parossistica Benigna (VPPB) causata dagli otoliti è una patologia non pericolosa, che si cura semplicemente con l’esecuzione di specifiche manovre di riposizionamento, ci sono altre forme di vertigine che si sviluppano nell’organo dell’equilibrio che possono essere causate da infezioni (infezioni ricorrenti delle alte vie respiratorie, otiti invernali o estive, COVID-19, etc.), da patologia traumatica, da patologia vascolare, da patologia tumorale;
il “Video Head Impulse Test” è un test innovativo che aiuta a definire con certezza la presenza o l’assenza di una patologia dell’equilibrio: questo test è più preciso rispetto alla valutazione fatta con il solo occhio umano;
- riferisci al tuo medico se ti sei accorto anche di un abbassamento dell’udito o della comparsa di acufeni: questi segni possono aiutare a definire delle patologie diverse rispetto alla Vertigine Posizionale Parossistica Benigna;
l’esame audiometrico non aiuta a definire tutte le patologie del sistema vestibolare: questo esame è di aiuto nella sola sindrome di Meniere;
non sottovalutare la Vertigine Posizionale Parossistica Benigna (VPPB): anche se è una patologia benigna, potrebbe essere il campanello di allarme che ti aiuta a prevenire problematiche ossee o di invecchiamento precoce del sistema nervoso centrale;
lavora (e molto) sullo stile di vita, in particolar modo se vivi in aree geografiche con una particolare tradizione enogastronomica (come nel sud Italia, nella Puglia e a Bari): alimentazione (zucchero, pane, cioccolato, caffè, tipo di acqua, latte e lattosio, etc.), farmaci biologici innovativi per la cura dell’obesità, farmaci assunti per patologie croniche, abitudini di vita, fattori emozionali e stress influiscono (tanto) sul rapporto che il cervello ha con gli altri organi (con il sistema immunitario, con il sistema digerente, etc.);
di fronte ad una malattia di cui non hai mai sentito parlare, non aver timore, sii scettico e fai domande al tuo medico: perché facciamo questo esame? è necessario? da cosa è determinata questa malattia? quali sono gli effetti collaterali di questo medicinale? e per quanto tempo devo prenderlo? ci sono rischi? dovrò fare un intervento?
dopo essere stato dal tuo medico, chiediti: ha ascoltato pazientemente le mie preoccupazioni? mi ha spiegato adeguatamente le cure necessarie? era un buon comunicatore? mi guardava negli occhi mentre parlavamo? era empatico, paziente, affabile e professionale?
se il medico non risponde alle tue domande: non aver timore di cambiare medico e chiedere un secondo o un terzo parere;
non cercare le tue risposte sul Dr. Google: i meccanismi di indicizzazione di un argomento sui motori di ricerca presenti nel web seguono algoritmi che non corrispondono alla logica prevista dalla scienza medica e potrebbero darti false speranze o facili illusioni su un problema che magari non è associato al tuo quadro clinico, facendoti spaventare senza motivo o facendoti sottovalutare un problema che magari può essere molto serio.
Perdere un po’ di equilibrio con l’età non significa semplicemente diventare più deboli. L’invecchiamento interessa infatti diversi componenti del sistema che ci permette di rimanere in piedi e camminare: apparato vestibolare dell’orecchio interno, vista, propriocezione, muscoli, articolazioni e sistema nervoso centrale. Un elemento particolarmente importante è la riduzione della capacità di integrare e ripesare rapidamente le informazioni sensoriali quando le condizioni cambiano.
Per questo vertigini, instabilità e frequenti perdite di equilibrio non dovrebbero essere considerate automaticamente un inevitabile effetto dell’età. In presenza di questi disturbi, una valutazione otorinolaringoiatrica e vestibologica a Bari può aiutare a individuare l’eventuale coinvolgimento dell’orecchio interno e a distinguere un normale processo di invecchiamento da un vero disturbo dell’equilibrio che può essere diagnosticato e, in molti casi, trattato. Prendersi cura dell’equilibrio significa anche prevenire le cadute e preservare autonomia e qualità di vita.
Ascolta il tuo medico. La miglior difesa per te e per la tua salute è lui: un medico di cui ti fidi.
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Diagnosi, linee guida e ricerca

L'autore
Il Dott. Paolo Petrone è un medico, specialista in otorinolaringoiatria e chirurgia di testa e collo. Docente universitario abilitato a Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Audiologia e membro di diverse società medico-scientifiche di calibro nazionale e internazionale. È appassionato di tecnologia e utilizza con spirito critico le tecnologie dell’informazione per fare divulgazione scientifica e diffondere innovazione digitale.
Ha realizzato numerosi progetti tra cui, tra il 2017 e il 2019, una raccolta di quasi 20.000 firme che hanno contribuito alla stesura di un progetto di legge con successiva promulgazione in legge dello Stato (L. n.10 del 10/02/2020: “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica”).
Ha collaborato e collabora ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani e stranieri ed è autore e co-autore di articoli scientifici di ricerca nel campo delle patologie otorinolaringoiatriche, di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri e di testi divulgativi a contenuto scientifico.
Nel 2022 è stato autore della Relazione Ufficiale del 108° Congresso Nazionale della SIOeChCF – Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale: “Otorhinolaryngologists’ role in the management of epidemic respiratory human infectious disease COVID-19″. La Relazione è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Acta Otorhinolaryngologica Italica” (Journal Impact Factor: 2.618).
Riceve per appuntamento a Bari e Bitonto (Bari), ed esegue teleconsulti medici specialistici online.
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