News | 3 Giugno 2025

Non solo COVID. La perdita dell’olfatto è uno dei primi segni di Alzheimer e demenza senile. Uno studio otorino lancia l’allarme

Non solo COVID. La perdita dell’olfatto è uno dei primi segni di Alzheimer e demenza senile. Uno studio otorino lancia l’allarme

BARI, GIUGNO 2025 – Non solo il COVID. Negli ultimi anni, la ricerca medica ha messo in luce un collegamento sempre più rilevante tra la perdita dell’olfatto (anosmia) e lo sviluppo della demenza senile, in particolare quella di Alzheimer.

Quello che potrebbe sembrare un semplice fastidio legato all’invecchiamento o ad infezioni respiratorie, può in realtà rappresentare un campanello d’allarme precoce per un deterioramento neurologico più profondo.

Cosa dicono gli studi scientifici?

Gli studi scientifici in ambito otorino e in ambito neurologico dicono che, nelle fasi iniziali, i sintomi dell’Alzheimer e di altre forme di demenza possono essere non immediatamente evidenti. Lievi dimenticanze, sensazione di confusione mentale e difficoltà di concentrazione, spesso rischiano di essere trascurati o scambiati per i segni di altre condizioni, come stress o stanchezza.

Ma un olfatto non perfettamente funzionante può rappresentare un primo campanello d’allarme e potrebbe aiutare a identificare precocemente un declino cognitivo, aiutando a prevederlo con la stessa accuratezza di test diagnostici più invasivi che oggi vengono utilizzati dal neurologo per studiare queste malattie.

Perché l’olfatto può aiutare a riconoscere precocemente i segni di una demenza senile?

L’olfatto è uno dei sensi più strettamente connessi al sistema nervoso centrale. Le strutture cerebrali coinvolte nella percezione degli odori, come il bulbo olfattivo e l’ippocampo, sono anche tra le prime zone ad essere colpite nei processi neurodegenerativi. Per questo motivo, il declino dell’olfatto può precedere di diversi anni l’apparizione dei sintomi cognitivi veri e propri.

Studi sviluppati nel corso del tempo hanno dimostrato che le persone anziane con ridotta capacità olfattiva hanno un rischio maggiore di sviluppare demenza rispetto a chi conserva questo senso. In alcuni casi, l’anosmia si può manifestare anche 5-10 anni prima della diagnosi di Alzheimer o di altre forme di demenza.

Quali sono i primi odori che risultano alterati?

Una recente ricerca pubblicata su Neurology che ha seguito oltre 2.000 adulti per un periodo di dieci anni, ha evidenziato che coloro che avevano difficoltà nel riconoscere odori comuni (come menta, arancia o caffè) avevano un rischio molto più alto di sviluppare una demenza senile negli anni successivi. Lo stesso studio aveva evidenziato che i test olfattivi che vengono eseguiti in ambulatorio dall’otorino potrebbero essere più sensibili di alcuni esami cognitivi che vengono eseguiti dal neurologo.

Come dovrebbe essere allenato l’olfatto nella vita di tutti i giorni?

Gli studiosi evidenziano che questo segnale premonitore che coinvolge l’olfatto andrebbe allenato in particolare durante la doccia e, più in generale, durante la normale igiene personale, quando si deve riconoscere l’odore del sapone. Percepire l’odore però non è abbastanza. È fondamentale riconoscerlo, perché solo così si attivano le aree della memoria che possono essere colpite nelle fasi iniziali dell’Alzheimer. Ecco perché i test di identificazione degli odori che vengono svolti in ambulatorio dall’otorino sono fondamentali.

L’odore del sapone non è il solo odore che potrebbe non essere riconosciuto, ma rappresenta solo il primo segnale di un possibile declino cognitivo. Tra gli odori a cui fare attenzione vanno inseriti anche quello del cuoio, del fumo, del gas, di alcuni fiori come le rose, assieme ad altri odori correlati al cibo, come le ciliegie, i chiodi di garofano, le fragole, il mentolo, l’ananas e il limone. Nei pazienti che hanno sviluppato una demenza senile, infatti, la percezione di questi odori si riduceva progressivamente e parallelamente all’alterazione di alcuni test cognitivi (test sull’orientamento, sul giudizio, sul ragionamento astratto, sullo svolgimento di alcuni semplici operazioni matematiche, sul richiamo a breve termine di una frase).

Con la perdita dell’olfatto si può avere solo l’Alzheimer?

No. Ci sono anche altre forme di demenza, come la demenza a corpi di Lewy e la demenza frontotemporale, che possono presentare alterazioni olfattive. Tuttavia, il pattern e la tempistica della perdita possono variare, motivo per cui il test olfattivo, sebbene utile, va interpretato in un contesto clinico otorino e neurologico generale.

Cosa bisogna fare in caso di perdita dell’olfatto persistente?

La perdita dell’olfatto non è però sempre indice di demenza. Può essere causata anche da infezioni (e il COVID-19 è l’infezione più nota in questo senso), traumi cranici, riniti croniche o patologie oncologiche cerebrali. Tuttavia, soprattutto negli anziani, la persistenza di questo sintomo merita attenzione medica, specialmente se accompagnata da:

  • difficoltà di memoria o del linguaggio,

  • disorientamento spaziale o temporale,

  • cambiamenti di umore o comportamento,

  • ridotta capacità di svolgere normali attività quotidiane.

In questi casi, è fondamentale fare una visita otorino per escludere altre cause collegate ad un malfunzionamento del naso e rivolgersi a un neurologo per un inquadramento diagnostico neurologico.


Ricorda:

  • se non respiri bene, non assumere farmaci con semplicità (antibiotici o antinfiammatori, ad esempio): assumere l’antibiotico senza motivo può esporre te o il tuo bambino ai rischi dell’assunzione di un farmaco (fotosensibilità, reazioni allergiche, shock anafilattico, etc) senza aiutarti a risolvere un problema delle alte vie respiratorie che in realtà potrebbe dipendere da altro (poliposi nasale, ipertrofia dei turbinati, reflusso laringo-faringeo, alga tossica, infezione di origine virale, da COVID-19, allergie, etc.);
  • i farmaci corticosteroidei utilizzati per bocca e per lungo tempo sono pericolosi: possono causare effetti collaterali a carico di diversi organi (diabete, ipertensione, etc.) senza che tu te ne accorga;
  • i farmaci vasocostrittori nasali sono pericolosi: possono causare effetti negativi a carico della mucosa nasale, di quella dei turbinati e anche della tuba uditiva;
  • se utilizzati a lungo nel tempo, i farmaci vasocostrittori possono portare a diverse conseguenze: dipendenza, lesioni della mucosa nasale e delle strutture cartilaginee nasali (nello stesso modo determinato dall’abuso di sostanze stupefacenti come la cocaina), ma anche difficoltà respiratoria, difficoltà nella percezione degli odori, acufeni;
  • per migliorare la tua respirazione segui i consigli del tuo otorino di fiducia: lavaggi nasali, aerosol, suffumigi, haloterapia, ma anche cure termali, immunostimolanti e probiotici possono avere il loro razionale in pazienti pediatrici o adulti più fragili e prevenire patologie che peggiorano la respirazione;
  • il muco è un grande alleato delle infezioni delle alte vie respiratorie: intrappola virus e batteri, ma fa anche da substrato nutritivo per i batteri, facilitandone la moltiplicazione;
  • i lavaggi nasali sono semplici e molto efficaci: funzionano come lo sciacquone del water, incontrano le secrezioni nasali e le portano via rapidamente;
  • l’aerosol è molto efficace nella gestione delle infiammazioni delle alte vie aeree: che si tratti di una sinusite, di un mal di gola o di una otite, l’aerosol permette di somministrare una terapia per via topica senza utilizzare farmaci per via sistemica che passano in tutto l’organismo;
  • se l’ostruzione nasale persiste: consulta il tuo medico di fiducia;
  • la chirurgia non è sempre la soluzione a tutto: dopo una corretta diagnosi molti disturbi di orecchio, naso e gola possono essere trattati oggi anche con l’ausilio di terapie innovative;
  • di fronte ad una malattia di cui non hai mai sentito parlare, non aver timore, sii scettico e fai domande al tuo medico: perché facciamo questo esame? è necessario? da cosa è determinata questa malattia? quali sono gli effetti collaterali di questo medicinale? e per quanto tempo devo prenderlo? ci sono rischi? dovrò fare un intervento?
  • dopo essere stato dal tuo medico, chiediti: ha ascoltato pazientemente le mie preoccupazioni? mi ha spiegato adeguatamente le cure necessarie? era un buon comunicatore? mi guardava negli occhi mentre parlavamo? era empatico, paziente, affabile e professionale?
  • se il medico non risponde alle tue domande: non aver timore di cambiare medico e chiedere un secondo o un terzo parere;
  • non cercare le tue risposte sul Dr. Google: i meccanismi di indicizzazione di un argomento sui motori di ricerca presenti nel web seguono algoritmi che non corrispondono alla logica prevista dalla scienza medica e potrebbero darti false speranze o facili illusioni su un problema che magari non è associato al tuo quadro clinico, facendoti spaventare senza motivo o facendoti sottovalutare un problema che magari può essere molto serio.

La perdita dell’olfatto potrebbe essere uno dei primi segnali di allarme di un processo neurodegenerativo in atto. Integrare semplici test olfattivi nei controlli di routine degli anziani potrebbe aiutare a individuare precocemente i soggetti a rischio di demenza, aprendo la strada a strategie di prevenzione e monitoraggio più efficaci. Se ti accorgi di una difficoltà nella respirazione e nella percezione degli odori e non riesci a guarire con rimedi naturali o con l’ausilio di farmaci da banco, rivolgiti al tuo medico di fiducia, lui potrebbe avere la risposta a tutti i tuoi interrogativi.

Ascolta il tuo medico. La miglior difesa per te e per la tua salute è lui: un medico di cui ti fidi.


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paolo petrone
L'autore

Il Dott. Paolo Petrone è un medico, specialista in otorinolaringoiatria e chirurgia di testa e collo. Docente universitario abilitato a Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Audiologia e membro di diverse società medico-scientifiche di calibro nazionale e internazionale. È appassionato di tecnologia e utilizza con spirito critico le tecnologie dell’informazione per fare divulgazione scientifica e diffondere innovazione digitale.

Ha realizzato numerosi progetti tra cui, tra il 2017 e il 2019, una raccolta di quasi 20.000 firme che hanno contribuito alla stesura di un progetto di legge con successiva promulgazione in legge dello Stato (L. n.10 del 10/02/2020: “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica”).

Ha collaborato e collabora ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani e stranieri ed è autore e co-autore di articoli scientifici di ricerca nel campo delle patologie otorinolaringoiatriche, di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri e di testi divulgativi a contenuto scientifico.

Nel 2022 è stato autore della Relazione Ufficiale del 108° Congresso Nazionale della SIOeChCF – Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale: “Otorhinolaryngologists’ role in the management of epidemic respiratory human infectious disease COVID-19″. La Relazione è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Acta Otorhinolaryngologica Italica” (Journal Impact Factor: 2.618).

Riceve per appuntamento a Bari e Bitonto (Bari), ed esegue teleconsulti medici specialistici online.

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