News | 27 Gennaio 2026

Ipoacusia e demenza senile: Sud Italia e Bari più a rischio. Ecco perché l’otorino è fondamentale nella prevenzione del declino cognitivo

Ipoacusia e demenza senile: Sud Italia e Bari più a rischio. Ecco perché l’otorino è fondamentale nella prevenzione del declino cognitivo

BARI, GENNAIO 2026 – Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha messo in evidenza un legame sempre più solido tra ipoacusia non corretta e rischio di demenza senile. La perdita dell’udito, spesso considerata un inevitabile segno dell’invecchiamento, non è una semplice riduzione sensoriale, ma una condizione che può influenzare profondamente la salute cerebrale, le relazioni sociali e la qualità di vita.

L’otorinolaringoiatra svolge un ruolo centrale nell’identificazione precoce dell’ipoacusia e nella sua correzione, contribuendo in modo concreto alla prevenzione del declino cognitivo. Intervenire tempestivamente sull’udito significa proteggere il cervello, mantenere attive le funzioni cognitive e favorire un invecchiamento più sano.

Diversi studi recenti evidenziano che le grandi città come Bari non sono esenti da questo rischio, nonostante il più alto tenore sociale e il più alto livello culturale della popolazione.

Ma andiamo per ordine. Cos’è l’ipoacusia?

L’ipoacusia è una riduzione parziale o totale della capacità uditiva. Può essere congenita o acquisita, improvvisa o progressiva, e interessa una quota significativa della popolazione adulta e anziana, sia in centri a maggiore urbanizzazione come Bari, sia in centri ad estrazione rurale.

Cos’è la demenza senile?

La demenza senile è una sindrome caratterizzata da un progressivo declino delle funzioni cognitive (memoria, linguaggio, attenzione, ragionamento) tale da interferire con la vita quotidiana. La forma più nota di demenza senile è la malattia di Alzheimer.

Esiste un legame scientifico tra ipoacusia e demenza?

Sì. Numerosi studi recenti hanno dimostrato che l’ipoacusia è uno dei principali fattori di rischio modificabili per lo sviluppo di demenza, con un rischio che aumenta proporzionalmente alla gravità della perdita uditiva.

Dal 2017, con degli studi pubblicati sulla più importante rivista di medicina “The Lancet”, gli studiosi di neurologia hanno evidenziato l’importanza di intervenire nella correzione dell’ipoacusia già tra i 40-50 anni, per prevenire la demenza senile. In passato, invece, si riteneva superfluo correggere l’abbassamento dell’udito tra 40 e 50 anni, e si aspettava che il paziente diventasse anziano, attendendo che la sua ipoacusia peggiorasse.

Perché la perdita dell’udito favorisce il declino cognitivo?

I meccanismi sono molteplici: maggiore sforzo cognitivo per comprendere i suoni, ridotta stimolazione delle aree cerebrali uditive, isolamento sociale e riduzione delle interazioni comunicative.

L’ipoacusia causa direttamente la demenza?

Non si può parlare di causalità diretta, ma di un forte fattore di rischio indipendente. L’ipoacusia accelera processi neurodegenerativi già in atto e riduce le riserve cognitive del cervello.

Tutti i tipi di ipoacusia comportano lo stesso rischio?

Il rischio è maggiore nelle ipoacusie neurosensoriali non trattate, tipiche dell’età avanzata (presbiacusia), ma anche le forme conduttive croniche possono avere un impatto negativo se trascurate.

Perché il Sud Italia e le grandi città come Bari sono più a rischio per l’ipoacusia, rispetto al Nord Italia?

Non esiste una causa unica, ma una combinazione di fattori socio-sanitari, ambientali e culturali che rende l’ipoacusia più frequente o più tardivamente diagnosticata rispetto al Nord Italia.

E questo perché:

  1. c’è minore prevenzione e diagnosi precoce: nel Sud Italia, inclusa la Puglia e Bari, esiste storicamente un  minore accesso a screening audiologici preventivi e una minore abitudine ai controlli specialistici periodici dall’otorino;
  2. ci sono differenze socio-economiche: numerosi studi epidemiologici italiani mostrano che livelli socio-economici più bassi, minore scolarità, minore accesso a dispositivi sanitari sono associati a maggiore prevalenza di ipoacusia non trattata e questo fattore pesa più al Sud che al Nord, e anche in grandi città come Bari incide soprattutto sull’uso degli apparecchi acustici, spesso rimandato o rifiutato;
  3. c’è un ritardo culturale nella percezione dell’ipoacusia: nel Sud Italia è ancora diffusa l’idea che “sentire meno è normale con l’età”, “non vale la pena correggere l’udito da anziani” e questo atteggiamento porta a convivere con l’ipoacusia, favorendo isolamento sociale e declino cognitivo e nonostante Bari sia tra le più grandi metropoli del Sud Italia, alcuni studi hanno evidenziato che questo è particolarmente rilevante nella popolazione over 65;
  4. c’è una maggiore esposizione a rumore non protetto: in contesti urbani come Bari il traffico intenso, le attività portuali, gli ambienti di lavoro ad alta intensità sonora, l’uso diffuso di auricolari ad alto volume nei giovani e l’esposizione cronica a rumore senza adeguata protezione contribuisce allo sviluppo di ipoacusia neurosensoriale nel tempo;
  5. c’è un minore utilizzo di apparecchi acustici: nel Nord Italia l’ipoacusia viene corretta più spesso mentre nelle regioni del Sud Italia, come la Puglia, viene più frequentemente non trattata; anche in grandi città come Bari, l’otorinolaringoiatra fa molta più difficoltà a far accettare al paziente l’uso di dispositivi acustici, e questo fa sì che l’impatto dell’ipoacusia sul cervello sia più marcato, aumentando il rischio di declino cognitivo e demenza;
  6. c’è un maggiore invecchiamento della popolazione rispetto al passato: Bari e la Puglia hanno una quota crescente di popolazione anziana e di persone che vivono sole e che, non conversando con gli altri, si accorgono sempre meno dell’abbassamento dell’udito.

La correzione dell’ipoacusia può ridurre il rischio di demenza?

Gli studi scientifici più recenti suggeriscono che l’uso precoce di apparecchi acustici o altre soluzioni riabilitative è associato a un rallentamento del declino cognitivo e a un miglior mantenimento delle funzioni mentali. Ecco perché è importante ascoltare il consiglio dell’otorino e iniziare ad utilizzare le protesi acustiche.

Perché molti pazienti non correggono l’ipoacusia?

I principali ostacoli sono la sottovalutazione del problema, lo stigma legato agli apparecchi acustici, la convinzione che “non valga la pena” in età avanzata e la mancanza di controlli specialistici otorino regolari.

Qual è il ruolo dell’otorinolaringoiatra?

L’otorinolaringoiatra è il medico di riferimento per la diagnosi dell’ipoacusia, la valutazione delle sue cause e l’impostazione del corretto percorso terapeutico e riabilitativo, dopo l’esecuzione di un esame audiometrico, in collaborazione con tecnici audioprotesisti.

Quando è consigliato fare un controllo dell’udito?

Un controllo audiologico, con l’esecuzione di un esame audiometrico, è consigliato in presenza di difficoltà uditive, ma anche a scopo preventivo dopo i 55–60 anni, soprattutto se sono presenti fattori di rischio cognitivi o familiari.


Ricorda:

  • presta attenzione al tuo udito: l’udito è un organo di senso fragile e una volta danneggiato non può più essere riparato;
  • un peggioramento dell’udito può avere un impatto anche su un disturbo dell’equilibrio: gli organi di senso sono strettamente interconnessi tra loro;
  • le infezioni delle alte vie respiratorie che colpiscono gola, naso, seni paranasali e orecchie possono peggiorare l’udito: è fondamentale una corretta prevenzione di questi episodi infiammatori;
  • per prevenire episodi ricorrenti di infezioni a carico delle alte vie respiratorie segui i consigli del tuo otorino di fiducia: lavaggi nasali, aerosol terapie, suffumigi, aspiratori nasali, haloterapia, ma anche cure termali, immunostimolanti e probiotici possono avere il loro razionale in pazienti pediatrici o adulti più fragili;
  • non assumere terapie antibiotiche e antinfiammatorie con semplicità: assumere l’antibiotico senza motivo può esporre te o il tuo bambino ai rischi dell’assunzione di un farmaco (fotosensibilità, reazioni allergiche, shock anafilattico, etc) senza aiutarti a risolvere una infezione delle alte vie respiratorie che in realtà potrebbe dipendere da altro (cerume, reflusso laringo-faringeo, alga tossica, faringite di origine virale, da COVID-19, etc.);
  • di fronte ad una malattia di cui non hai mai sentito parlare, non aver timore, sii scettico e fai domande al tuo medico: perché facciamo questo esame? è necessario? da cosa è determinata questa malattia? quali sono gli effetti collaterali di questo medicinale? e per quanto tempo devo prenderlo? ci sono rischi? dovrò fare un intervento? 
  • dopo essere stato dal tuo medico, chiediti: ha ascoltato pazientemente le mie preoccupazioni? mi ha spiegato adeguatamente le cure necessarie? era un buon comunicatore? mi guardava negli occhi mentre parlavamo? era empatico, paziente, affabile e professionale?
  • se il medico non risponde alle tue domande: non aver timore di cambiare medico e chiedere un secondo o un terzo parere;
  • non cercare le tue risposte sul Dr. Google: i meccanismi di indicizzazione di un argomento sui motori di ricerca presenti nel web seguono algoritmi che non corrispondono alla logica prevista dalla scienza medica e potrebbero darti false speranze o facili illusioni su un problema che magari non è associato al tuo quadro clinico, facendoti spaventare senza motivo o facendoti sottovalutare un problema che magari può essere molto serio.

Correggere l’ipoacusia non significa solo “sentire meglio”, ma proteggere il cervello, preservare la memoria e mantenere una vita sociale attiva. In un’epoca in cui la popolazione invecchia rapidamente, l’otorinolaringoiatria assume un ruolo chiave nella prevenzione della demenza senile.

La diagnosi precoce e il trattamento dell’ipoacusia rappresentano un intervento concreto, sicuro e potenzialmente efficace per ridurre il rischio di declino cognitivo. Investire nell’udito oggi significa investire nella salute mentale di domani.

Ascolta il tuo medico. La miglior difesa per te e per la tua salute è lui: un medico di cui ti fidi.


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paolo petrone
L'autore

Il Dott. Paolo Petrone è un medico, specialista in otorinolaringoiatria e chirurgia di testa e collo. Docente universitario abilitato a Professore Associato di Otorinolaringoiatria e Audiologia e membro di diverse società medico-scientifiche di calibro nazionale e internazionale. È appassionato di tecnologia e utilizza con spirito critico le tecnologie dell’informazione per fare divulgazione scientifica e diffondere innovazione digitale.

Ha realizzato numerosi progetti tra cui, tra il 2017 e il 2019, una raccolta di quasi 20.000 firme che hanno contribuito alla stesura di un progetto di legge con successiva promulgazione in legge dello Stato (L. n.10 del 10/02/2020: “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio, di formazione e di ricerca scientifica”).

Ha collaborato e collabora ad attività di ricerca commissionate da Enti Istituzionali italiani e stranieri ed è autore e co-autore di articoli scientifici di ricerca nel campo delle patologie otorinolaringoiatriche, di presentazioni a congressi scientifici italiani e stranieri e di testi divulgativi a contenuto scientifico.

Nel 2022 è stato autore della Relazione Ufficiale del 108° Congresso Nazionale della SIOeChCF – Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale: “Otorhinolaryngologists’ role in the management of epidemic respiratory human infectious disease COVID-19″. La Relazione è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Acta Otorhinolaryngologica Italica” (Journal Impact Factor: 2.618).

Riceve per appuntamento a Bari e Bitonto (Bari), ed esegue teleconsulti medici specialistici online.

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