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Alga tossica: febbre alta, faringite e laringite. Come distinguerla dal COVID?

Alga tossica: febbre alta, faringite e laringite. Come distinguerla dal COVID?

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BARI, GIUGNO 2022 – Con l’arrivo della stagione della balneazione, ritorna ad affacciarsi il pericolo “alga tossica”. Di cosa si tratta e perché è considerata pericolosa per l’uomo?

Nelle settimane in cui l’ondata del COVID ritorna pian piano a crescere, molti bagnanti raggiungono gli Ospedali e i Pronto Soccorso con febbre alta, faringite e laringite, temendo di essere stati contaminati dal COVID. Quelle che vedremo qui sono solo alcune delle domande che vengono fatte più spesso ad uno specialista otorino in questi giorni. Cerchiamo di capirne assieme qualcosa in più.

Innanzitutto, cos’è l’alga tossica?

L’alga “tossica” appartiene alla famiglia delle alghe “ostreopsis ovatae“. Si tratta di alghe non indigene del Mediterraneo e che, secondo i biologi, hanno raggiunto le coste italiane attaccate al fondale delle navi provenienti dalle regioni più calde del globo. Le prime segnalazioni di quest’alga sono state fatte a partire dagli anni 2000. Si tratta di alghe che normalmente sono presenti nei paesi caldi. E che si sviluppano con facilità (e rapidità) anche da noi grazie alle alte temperature, alla presenza di sole e di mare calmo per almeno 10-15 giorni.

Perché quest’alga è pericolosa per l’uomo?

Quest’alga è in grado di produrre una tossina che è letale non soltanto per l’uomo, ma anche per numerose specie marine (stelle di mare, ricci, granchi, ecc.). Purtroppo questa tossina è pericolosa anche per l’uomo, perché può attivare meccanismi di intensa irritazione nelle regioni del corpo umano con cui entra a contatto: occhi, pelle e alte vie respiratorie. In questo modo può essere responsabile di: dermatiti, congiuntiviti, riniti, faringiti, laringiti, bronchiti, e causare anche la comparsa di febbre molto alta.

Quando si possono verificare le contaminazioni da alga tossica?

I periodi che sono considerati più a rischio dai biologi hanno inizio con il susseguirsi del bel tempo, caldo intenso, mare calmo per almeno 10-15 giorni. Le condizioni di calma e irraggiamento diretto del sole favoriscono la proliferazione dell’alga. Ma il rischio maggiore di contaminazione si determina soprattutto dopo le mareggiate. Le mareggiate, infatti, possono favorire la dispersione delle tossine prodotte dall’alga nell’aria, creando un aerosol potenzialmente pericoloso anche se i bagnanti sono distanti dalla costa e non si tuffano in mare.

Come posso prevenire il rischio di contaminazione?

Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente emana periodicamente dei bollettini di rischio di contaminazione da “ostreopsis ovata“. Questi enti regionali, infatti, durante la stagione estiva, monitorizzano ogni 15 giorni alcuni siti costieri considerati a rischio. E, durante il periodo di fioritura dell’alga, intensificano i controlli. In caso di pericolo, emettono un bollettino in cui segnalano la presenza dell’alga in concentrazioni che possono essere considerate potenzialmente tossiche. Le agenzie di stampa riprendono questi bollettini, allertando la popolazione e consigliando ai bagnanti di evitare di frequentare specifici tratti di costa.

Cosa posso fare e cosa non devo fare quando c’è rischio di contaminazione da alga tossica?

In caso di rischio è innanzitutto consigliato di evitare di tuffarsi in mare. Il contatto diretto con le tossine che possono essere presenti nell’acqua può causare dermatite, congiuntivite, faringite, laringite e bronchite, sia nel soggetto adulto che nel soggetto in età pediatrica. Ma è fondamentale precisarlo: nei periodi di maggiore rischio, in particolar modo in presenza di mareggiate e vento, è assolutamente sconsigliato avvicinarsi alla costa, anche semplicemente per prendere il sole. Il vento, infatti, può sollevare queste tossine disperdendole nell’aria, creando un aerosol potenzialmente tossico. Questo spiega perché già in passato durante la stagione estiva numerosi turisti si rivolgevano in Pronto Soccorso lamentando questi sintomi, ma dichiarando di non aver fatto il bagno. Il rischio di contaminazione da alga tossica può verificarsi anche stando a decine di metri dalla costa. Il rischio progressivamente aumenta quanto più è presente l’alga, quanto più è fiorita, quanto più il vento è intenso e disperde concentrazioni elevate di tossina.

Come faccio a capire se sono stato contaminato dall’alga tossica o dal COVID?

Come è ormai noto, il COVID è responsabile di comparsa di faringite e di febbre. In questi casi, per distinguere la contaminazione da COVID rispetto a quella causata dall’alga tossica, è fondamentale riferire al medico la storia del paziente relativa agli ultimi giorni trascorsi. Luoghi frequentati, abitudini di vita, gente frequentata. Anche solo questo può aiutare ad indirizzare verso una corretta diagnosi. A cui dovrà essere aggiunta, sempre, la negatività del tampone per COVID-19 che abbiamo imparato a conoscere in tutti questi lunghi mesi.

Prevenire comportamenti a rischio può aiutare a ridurre la possibilità di contrarre tutte le infezioni delle alte vie respiratorie, dalle più lievi alle più letali. 

Fonte | Ministero della Salute

 

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