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Donazione del corpo post-mortem: una petizione smuove il DDL in Senato

Donazione del corpo post-mortem: una petizione smuove il DDL in Senato

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L’Italia è l’unico paese occidentale in cui un giovane medico non può fare pratica chirurgica su un cadavere, non può apprendere tecniche nuove e più moderne, non può affinare la propria abilità chirurgica se non frequentando università e corsi chirurgici all’estero, in altri paesi europei.

È questa una verità amara e tutta italiana, alla quale la politica non riesce a dare risposte da anni. I chirurghi più anziani di oggi hanno imparato decenni fa ad operare di nascosto, accedendo di notte negli obitori o, peggio, facendo pratica su esseri viventi, così come racconta Marco D’Imporzano, primario di ortopedia dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano e già Presidente della Società Italiana di Ortopedia e del Collegio Italiano dei Chirurghi, in un’intervista al Corriere della Sera di alcuni mesi fa. “Noi abbiamo imparato ad operare di straforo. Gli istituti di anatomia patologica avevano sempre cadaveri a disposizione per le diagnosi e le autopsie e i professori facevano far pratica ai giovani così. Di straforo, però… Erano altri tempi. Me li ricordo gli anni in cui andavamo in giro di notte per gli obitori.

Questa verità è nota anche ai Deputati e ai Senatori del Parlamento Italiano che ormai da anni cercano di aprire uno squarcio in questo Medioevo scientifico e sanitario in cui è arenata la nostra legislazione. Perché in Italia è immorale operare un essere non vivente ma non lo è farlo per la prima volta su un altro essere umano vivente o su un animale.

È questo lo spirito che ha spinto il dott. Paolo Petrone a creare una petizione pubblica nel 2017 per sostenere la formazione dei giovani chirurghi e smuovere la discussione in Senato della proposta di legge: “Norme in materia di disposizione del proprio corpo e dei tessuti post mortem a fini di studio e di ricerca scientifica, a firma degli On. Binetti, Grassi e Bianchi, e abbandonata per oltre 4 anni in Commissione Sanità.

La petizione, sviluppata e diffusa grazie al portale Change.org, ha raccolto in un anno quasi 20.000 firme. Il dott. Paolo Petrone ha presentato la petizione in numerose sedi istituzionali e ha raccolto nell’arco dei mesi il sostegno dei Presidenti della maggior parte delle Società scientifiche mediche italiane fino a raggiungere, finalmente, il suo primo e più grande successo in Parlamento. È notizia di ieri, sulle pagine di Quotidiano Sanità, che il Disegno di Legge a sostegno della donazione post-mortem del proprio corpo per fini scientifici è finalmente sbarcato in Senato grazie al sostegno dei Senatori Sileri, Castellone, Di Marzio, Endrizzi, Marinello, Mautone, Pisani, Taverna, Patuanelli, Castaldi, Dessì, Di Girolamo, Di Nicola, Fede, Gallicchio, Garruti, Grassi, Lannutti, Lupo, Maiorino, Montevecchi, Ortis, Perilli, Ricciardi, Romano e Trentacoste.

Tra vent’anni un chirurgo di mezza età potrebbe doverci salvare la vita“, ha detto il dott. Petrone al portale Change.org. “Oggi, quel chirurgo ha 30 anni e la legislazione italiana non gli consente di imparare il mestiere che salverà la nostra vita e quella dei nostri figli. Chi ha la forza di avviare queste battaglie per la formazione dei chirurghi del futuro ha il dovere morale di portarle avanti fino alla fine, per il bene di chi c’è e di chi verrà.

Qui di seguito uno screenshot del Disegno di Legge che è possibile scaricare in versione completa cliccando su questo link. Cambiare si può, “per il bene di chi c’è e di chi verrà.”